La gente se ne va. La vacanza arriva per tutti, prima o poi. Le ultime pioggie della primavera (che pure se ne va…) lavano gli ultimi patetici ricordi. Sciolti, dissolti.
L’entusiasmo delle partenze resetta i rapporti che sembra non abbiano trovato la giusta direzione per un intero anno, per anni interi. La valigia non ha spazio per i pesi morti, ma solo per l’essenziale. Il sole estivo mette in ombra la malinconia, quella rifiorirà in autunno su rami ormai secchi, riempiendo lo spazio lasciato dalle foglie che sono a terra a colorare i viali e a suggerirci, timide, un nuovo percorso piuttosto che badare al solito vuoto dei rami secchi (e alla malinconia di cui sopra).
Ora è il momento del sole che abbaglia, che abbronza. Gli occhi non vedono nitidamente, la pelle bianca diventa nera. E non ci si riconosce più. A volte basta davvero così poco.
La gente parte. La gente. A volte senza salutare, volendo forse dimenticare, evitare inutili sentimentalismi. Volendo cambiare! Volendo aprire e chiudere le parentesi come ante di un armadio! La gente fa il cambio di stagione. Ci si libera di ciò che non serve al momento, ma non definitivamente. Perché poi ritorna la stagione dei sentimentalismi.
… io non ho mai fatto il cambio di stagione. Non so neanche come si fa. Il mio armadio è sempre pieno dei maglioni e dei pantaloni di lino, conservo tutto. Tutto insieme.
Buoni propositi per l’estate: fare spazio, fare ordine. O forse no. Non ci riuscirò. O sì? No. Non sono la gente. Non sceglierò in base alle stagioni. Agli umori del momento.
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