Ieri camminavo sulla corda sottile della felicità.
Un’ottimismo incauto mi rideva nel cuore e camminavo sulla fune senza rete di protezione (“Vola solo chi osa”…).
Ho fatto il mio percorso, sono arrivata all’altro capo della corda con passi leggeri e lenti (per godermi ciascun passo). Non ho pensato ai rischi di cadere da una tale altezza, perché stavo troppo bene lassù, sospesa a mezz’aria. Non mi voltavo a guardarmi indietro, eppure mi interessava assicurarmi che nulla stava cambiando, che le certezze rimanevano, rimanevano tali. Così usavo uno specchio, lo usavo come retrovisore. Così non perdevo tempo né equilibrio nel voltarmi, guardavo avanti e guardavo indietro ed ero padrona del tempo e dello spazio, di quel piccolo spazio tagliato dalla corda su cui avanzavo, di quel piccolo tempo teso lungo la fune che univa il prima e il poi. Nessun distacco dalle cose che sono state. Ci sono state e ci sono ancora. Anche al crepuscolo, anche nell’ora che chiude il cerchio degli eventi quotidiani, che mette fine ai rumori del giorno, per quanto io mi allontanassi dal sole (o mi pareva di allontanarmi), i suoi raggi mi colpivano ancora, e proiettavano in avanti l’ombra di un’equilibrista, proiettavano in avanti il futuro, i contorni di una speranza di felicità.
Arrivata all’altro capo della corda mi sono goduta il tramonto e la serenità dopo il percorso in equilibrio. La felicità per la padronanza di me, del tempo e dello spazio. La felicità nell’equilibrio tra il prima, il poi, l’oggi.






ci vuole molto equilibrio per stare su una corda, non è da tutti. Io spesso mi sento come una corda tesa tra passato e futuro. Molto bello il tuo blog, bello e interessante. Ciao Lucia
insomma, lo specchietto retrovisore sarebbero i nostri ricordi, o sbaglio? Alla fine, il presente rappresenta l’equilibrio, siamo sempre in bilico tra passato e futuro.
@Lucia: grazie per i complimenti. Riguardo all’equilibrio, ce ne vuole tanto per stare al mondo, per imparare a stare al mondo. Credo.
@pani:quando ho scritto dello specchietto retrovisore onestamente non ho pensato ai ricordi … spesso ricorro a metafore, però non avevo pensato ai ricordi in quanto tali perché lo specchio non ha lo scopo di andare a ripescare il passato e di guardarsi dietro, ma solo ad avere un’immagine ferma del nostro passato per avere sempre presente quello che siamo stati e da dove siamo partiti.senza bisogno, appunto,di voltarsi dietro. non sono ricordi veri e propri, ma non riesco neanche a spiegarmi tanto bene forse… sono oggetti della consapevolezza di sè…
mah… poi forse a quest’ora spiegarmi meglio mi viene parecchio difficile
buonanotte
Bellissima immagine: l’equilibrio, il guardare avanti, col patrimonio del proprio passato, ma senza per questo indugiare a riviverlo.
Con la capacità di godere il presente, non lasciandoci fuorviare dalla coscienza che è così precario.
L’equilibrio…che tema controverso sei andata a toccare cara Osolemia!
C’è chi la rincorre come agognata meta e chi invece la rifugge come fosse la peggiore delle disgrazie…
Certamente ognuno ha il proprio baricentro…il mio spesso lo sento oscillante, variabile, mutevole…
Gli indiani Hopi usavano una parola sola per definire una vita senza equilibrio: “koyaanisqatsi”.
Per loro indicava la mancanza di equilibrio rispetto alla natura.
Ecco, se riuscissimo a trovare il nostro equilibrio rispetto alla nostra vera natura, penso che quella parola hopi non avrebbe più ragione di esistere.
Chissà come si dice in hopi “in equilibrio”…
@Elle e diemme: per me l’equilibrio è un concetto dinamico. si impara a riequilibrarsi in goni situazione. la vita non è tutta uguale in tutti i suoi giorni e di ocnsegnuenza non lo sarà l’equilibrio.
n.b.: sono una relativista convinta!
ps per tutti: ho un problema di connessione a casa… quindi non sarò “on line” per un po’
baci
l’equilibrio, come forse ho già detto in qualche altro commento, è sinonimo di precarietà. Certo, può esserci una persona “equilibrata” ma per me ha sempre una connotazione di precarietà. Non si è nè da una parte nè dall’altra, si galleggia, si resta sospesi. In attesa di uno slancio o di sprofondare
mamma mia… e pensare che invece io sono serena e felice.
spero di non sprofondare…
in caso… chiamo aiuto….
Pani, nella vita tutto è precario, anche se ci vogliamo illudere del contrario.
Io credo che quello descritto sia l’unico equilibrio possibile, e forse la ricetta della felicità.
oh ma io sono d’accordissimo. Ci tenevo solo a sottolineare che equilibrio non sempre è sinonimo di positività
@pani: forse quello che dici è vero, cioè che equilibrio non è SEMPRE sinonimo di positività. ma cosa è SEMPRE valida, giusta, uguale a se stessa sempre? se si parla in termini assoluti non c’è niente che è sempre negativo o sempre positivo, credo. invece, riferito al mio quotidiano, aver trovato un equilibrio è una cosa positiva perché è una conquista. poi non escludo che questo equilibrio mi annoi, o che la fune si spezzi… magari si spezzerà proprio nel momento in cui cercherò uno slancio, non lo so, oppure si consoliderà quando temerò di sprofondare, ma sarà la mia volontà di spostare l’equilibrio a farlo diventare precario o a trovarne uno nuovo. forse non è l’equilibrio ad essere positivo o negativo sempre, ma è la volontà che ne sta dietro.
filosofia alle 9 di domenica mattina, wow… mentre i miei vicini di casa stanno partendo tutti per il mare…
“Ieri camminavo sulla corda sottile della felicità.”
Molto bella questa immagine.