Archivio per Luglio 2008

La consulenza

“Signurì, si ricorda di me?”

“Come no? L’ho visitata venerdì, Signor A****… è qui per il ricovero, vero?”

“E sì, ma mi hanno detto che devo aspettare che viene un altro medico a visitarmi”.

“Lo so, ho incontrato prima il collega del reparto e mi ha detto che l’anestesista vuole la consulenza cardiologica. Ma vedrà che farà presto, un po’ di pazienza… vedrà che tra un po’ viene il cardiologo!”

“Nooo! Deve venire un medico, ma non il cardiologo, il ginecologo!”

A questo punto comincio a sforzarmi dal trattenere le risate.

“Il ginecologo?! Per lei?”

“Sì, sì, prima il suo collega, Signurì, m’ha detto che ho bisogno della visita ginecologica e allora mò aspetto.”

Cercando di non scoppiare a ridere, ripeto “La visita ginecologica per lei?!”
“Eh, sì… mai finora mi ha visto un ginecologo!” Il signore ha l’aria soddisfatta, l’idea di essere visitato da un ginecologo per la prima volta all’età di 83 anni lo riempie di entusiasmo.

“Guardi, non vorrei contraddirla, ma sono abbastanza sicura che verrà il cardiologo e non il ginecologo”.

“No? Ma come? E perché?”

E… perché? Perché ammesso che uno possa avere una malformazione tale che il cuore non si trovi più in torace ma nella pelvi (non credo esistano in letteratura casi del genere, è una ipotesi per assurdo che faccio io adesso), comunque il ginecologo NON POTREBBE MAI riuscire a visitare un uomo!

“Signor A****, beh… a lei serve il cardiologo. Il ginecologo è il medico delle donne, ha capito?”

“Aaah, delle donne… ho capito. E mi dispiace… ché poi a me non m’importava se era medico delle donne! Signurì, siamo nel 2008… mica mi vergognavo?”

E certo, nel 2008 il Sig. A****, uomo, non si formalizza se lo visita il medico delle donne.

I feel…

Sì, mi sento proprio come dicono le note di Einaudi nella sua “Eden Roc” (questa è la versione Live durante il concerto a Palazzo Te in quel di Mantova) … e con questa musica nelle orecchie vado a rilassarmi vagando nella metropoli col sole in fronte.

Pioggia (3)

Il suo profumo l’annuncia, la precede.

Piove… e le gocce scivolano fresche

e sensuali trame disegnano sulle finestre.

Pioggia.

Lei può: s’insinua e bacia senza chiedere permesso.

Proposta di matrimonio

Ho ricevuto la proposta. Ebbene sì! Eravamo in autobus e mi ha fatto la proposta.

Ma non è stato emozionante, me lo immaginavo diverso questo momento… e in effetti credo che converrete con me leggendo il resto.

“Signorina, ma quando si sposa?”

“Prego?”

“Quando si sposa?”, “Ehm… Non ora”, “Ah, e come mai? Quanti anni ha?”, “Venticinque”. Poi mi arriva un messaggio sul cellulare, interrompo la conversazione per scrivere la risposta. Ma lui la riprende :”E adesso vediamo se ti risponde. Ti ha dato appuntamento? Che ti ha detto? Ti viene a prendere alle 8 sotto casa, vero?”. “Come?! No… no”.

“Non risponde, eh? Beh, signorina, se non ti risponde vuol dire che ti tradisce”. Rido e dico che no, non mi tradisce nessuno. “E no, signorina, che le devo insegnare tutto? Se non ti risponde vuol dire che ti tradisce!”. “No, guardi, è una mia amica”.

“Sarà… ma perché non si sposa? Cosa fa nella vita?”, “Studio”.

Comincio un po’ ad innervosirmi perché odio gli impiccioni, ma questo simpatico interlocutore OTTANTENNE incalza :”Allora quando si sposa? Sa, mio figlio ha 32 anni, è laureato in giurisprudenza, ogni esame:30, ed ora lavora… Lui è una persona importante, molto richiesta, è un onorevole! Non lo vuole sposare?“. Sorrido e faccio finta di leggere un messaggio sul cellulare. “Signorina! Ma lasci perdere questo che non le risponde e che quindi la tradisce! Le devo far conoscere mio figlio! Lo vuole sposare?”. Sorrido. “Signorina, ma quando si sposa?”. Rispondo :”Mai”. “Aaaah… quindi non le interessa proprio il matrimonio! … peccato, era perfetta per mio figlio e la vedevo bene in abito bianco! Però… le dirò, ora che vedo le sue scarpe rosa… come sono carine, le dona tanto anche questo colore!”. “Grazie”. “Va bene, io sono arrivato, abito in quella traversa là, ma tanto lei mio figlio non lo vuole conoscere. Pazienza. Mi stia bene signorina e tanti auguri”.

Ho sempre avuto successo con gli ottantenni. Che bello che fortuna sono proprio entusiasta.

Spirito di una lettera

Non è la stessa cosa. Non dà la stessa emozione aprire la casella di posta con un click… no, non è la stessa cosa accendere il computer, attendere di caricare la pagina, leggere le emails. Non è la stessa cosa che prendere una lettera dalla cassetta, con grande sorpresa, e cominciare a strappare la busta mentre si salgono le scale in fretta, ogni passo quattro scalini, entrare in casa, buttare la borsa e le chiavi dove capita, sedersi alla prima opportunità e leggere con attenzione, mangiando le parole con gli occhi. Leggere, sì, leggere… e anche osservare, notare i particolari, interpretare la grafia. Chi mi ha scritto lo ha fatto di fretta? O su un foglio qualunque pur di scrivermi al più presto? Oppure ha comprato della carta da lettera, ha scelto un colore particolare o un disegno… Ed era emozionato, divertito, stanco, imbarazzato?

E la grafia… delicata o rude, sottile o impastata nell’inchiostro? … e la mano, la mano: leggera come i pensieri che scrive, come le favole che narra, o pesante come un macigno sui suoi stessi desideri e sentimenti? Conoscere una grafia è per sempre, almeno per me. La riconosco, non avrei bisogno nemmeno di leggere il nome del mittente. Una grafia resta, è un marchio, un timbro. Già, dopo la prima lettera la riconosco per sempre. E riconosco l’umore che la guida.

No, non è la stessa cosa avere tra le mani una lettera, lo spirito che la anima e che l’ha portata fino a me.

Spirito di una lettera, Klee

Vuò vedè…?

Vuò vedè ca cunfromme me ne vaco,

tu me vuò bene comme ll’ata sera,

e rieste, cumm’a me, felice e allera,

pecché saie ca si parto resto ccà?


Ccà resto, ‘o ssaie: sto ccà. Pure si ‘a vita

me porta ‘a n’ata parte…

E me fa pena tanta e tanta gente

ca quanno parte, ‘o vero se ne va.

– Eduardo De Filippo -

Vuoi vedere che non appena me ne vado,

tu mi vuoi bene come l’altra sera,

e resti, come me, felice e allegra,

perché sai che se parto resto qua?


Qua resto, lo sai: sto qua. Anche se la vita

mi porta da un’altra parte…

E mi fa pena tanta e tanta gente

che quando parte, davvero se ne va.


Correndo

L’estate scorsa ho cominciato a correre, ho imparato a correre. Mi piaceva la strada e il panorama. In salita, verso la cima del monte. Ma la vera meta era la fontana, appena ristrutturata, che mi regalava il sollievo di un sorso d’acqua fresca.

Correvo. I primi giorni non avevo le gambe pronte, poi le gambe andavano ma non avevo abbastanza fiato. Fino a che non ho trovato il ritmo, il mio, con il quale potevo procedere, continuare, riuscire a fare tutto il percorso.

Nel cercare il ritmo, il tempo da battere col passo, anche i pensieri hanno cominciato a trovare la loro direzione, a correre ordinatamente. Correndo dovevo solo resistere, non era necessario pensare a questo e a quello, a ciò che non avevo, che desideravo e non potevo avere, non dovevo concentrarmi su me e certi logori rapporti sociali, non era necessario consumare i neuroni inutilmente nelle paranoie, nei perché senza perché o per come. Dovevo correre. Avevo un semplice ma chiaro obiettivo, fare i miei chilometri, macinarli nel modo in cui sapevo. Dovevo pensare a questo, solo a correre, la fatica me lo ricordava, era l’unica preoccupazione in quei momenti. Insieme al fatto che le scarpe fossero comode e rispondessero bene alle sollecitazioni.

Correndo guardavo il paeseggio rurale, i covoni di paglia, il bosco… aggrappata alle redini del vento, nell’aria festosa e frizzante, mi sentivo tutt’uno con esso e col verde a me intorno.

Tornata a casa, arrivava il momento del premio: l’acqua e il sapone. Lavavano via il sudore, la stanchezza, mi restituivano come nuova alla realtà.

I pensieri? Quali pensieri? Davvero ero preoccupata di qualcosa prima di correre? Non me lo ricordavo nemmeno più!

Il lama che ama l’agricoltura biologica

Nel mio condominio vivono dei personaggi del tutto particolari. Sarà che da quando hanno chiuso il manicomio “Santa Maria della Pietà” i residenti hanno preso casa qui, in un quartiere vicino.

Ieri sera ero intenta a scrutare il cielo e le evoluzioni delle nuvole (la cosa è molto meno romantica di come appare: avevo appena steso la biancheria, fresca fresca di lavatrice e pulita pulita e profumata profumata ed ero preoccupata che la minaccia di pioggia si potesse concretizzare… ed in effetti si è concretizzata alle 3 di notte – o del mattino ? “da che punto guardi il mondo tutto dipende” – e mi sono scapicollata in balcone, con gli occhi chiusi ancora sul cuscino e la lucidità mentale ancora nel pigiama, per raccogliere tutto ed evitare che si bagnasse e si sporcasse), quando ad un certo punto, ho sentito degli strani rumori provenire dal balcone sottostante (per fortuna da quello sottostante!!!). Così ho allungato un po’ il collo oltre il davanzale ed ho visto un lama con sembianze umane sputare sul giardino degli inquilini del primo piano. Sputava! Quelle béte (su béte ci vorrebbe l’accento circonflesso, che un mio collega, attenzione, chiamò accento “circonciso”… insomma non solo i miei vicini di casa, ma anche i colleghi hanno dei seri problemi)! In quei due metri quadri e 1/4 di balcone questo lama umano prendeva la rincorsa e sputava di sotto! Che disgusto!! Ma perché lo faceva? Chi lo sa… forse a modo suo voleva annaffiare le piante di limoni, voleva concimare il terreno… Forse è un amante dell’AGRICOLTURA BIOLOGICA! Per questo lavare accuratamente la buccia della frutta resta sempre e comunque una corretta e sana abitudine!!!

Ora quasi quasi, però, scendo dagli inquilini del primo piano per sconsigliarli nell’uso dei loro limoni per preparare il limoncello… Ambasciator non porta pena! …E se vorranno offrirmi un digestivo, beh, desisterò!

L’umore del lunedì


Nero. Questo è il colore dell’umore del lunedì. Giornata piena di lavoro, pazienti che si presentano oggi nonostante avessero la prenotazione per domani, quindi lista raddoppiata. La confusione solita, i rumori, corse a destra e a manca dalle 8 alle 15:30 senza nemmeno una pausa.

Nero… ma di nero avrei voluto solo il caffé! E invece di nero, oltre all’umore, ho anche cumulo-nembi che minacciano pioggia tutti nella mia testa.

…E adesso mi tocca pure studiare e stasera altro che pioggia, sarà tempesta!

Ho intenzione di chiedere l’abolizione del lunedì. Brutto giorno.

Cristo si è fermato a Eboli…

…E CI CREDO!

Ma se lo svincolo per Eboli è chiuso, se la Salerno-Reggio è un’autostrada senza un perché, se ci sono più pezzi di asfalto lì che in tutto il resto d’Italia e ciascuno a sé stante, e se ogni giorno fai un tratto diverso dall’altro in un percoso labirintico (anche il navigatore satellitare si arrende, gli viene un attacco di panico, lo vedi affannato sudare disperazione dal cruscotto), serpeggiando tra un birillo e l’altro, a slalom tra una corsia e l’altra, e questo lo fai dopo lunghe attese e pause in coda, che nel frattempo potresti scendere dall’auto, sgranchirti le gambe, andare a salutare il vicino in coda, oppure potresti anche impazzire e fare una strage e uccidere tutti nel raggio di un kilometro (cosa che non risolverebbe la coda che di solito è molto più lunga)…

…beh, ci credo che Cristo si è fermato! E, poverino, come poteva fare?! Era proprio impossibilitato! Al confronto, camminare sulle acque è stato un gioco da ragazzi!

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