Tratto da una storia vera (raccontatami da un’anonima conoscenza, rielaborata così. E fatevi ‘na risata)
Quanto costa farsi bella,
imitare una modella,
rinunciare a mortadella
e vasetto di nutella.
Ma la vita ora è più stretta,
l’estetista va a manetta,
creme, spatole, limetta
e l’immancabile ceretta.
Per ogni pelo aspramente tolto
ti aspetti un fiore appena colto.
Per ogni lacrima da strappo di ciglia,
vorresti un consolatorio dolce alla vaniglia.
Per ogni euro maledettamente speso
speri che nessun bacio sarà sospeso.Resta ancora da definire
l’abbigliamento per stupire,
la coulotte per “scolpire”
e il balconcino da imbottire.
Questo incontro già ti stressa,
“uff, sono sempre la solita fessa”,
ma ha ragione la commessa:
“da stasera non sarai più la stessa”!
Per tutto il fiato tolto dal corpetto,
speri lui approvi il decolleté perfetto.
Per te, innamorata allo sbaraglio,
desideri che lui noti anche il dettaglio.
Per i calli e il dolore da tacco a spillo,
preghi venga in auto e non si attacchi tirchiamente al cavillo.Arriva poi la sera,
per il tuo ritardo che tiritera!
A cena si comporta da buffone
e ti fa pagare il conto da cafone!
Indelicato nel complimento,
ha la bava giù dal mento.
Non ti offre una rosa né un fiore di campo,
non vede solo l’ora di tirar giù la lampo…
Salite a casa per il caffè,
ma lui desidera soltanto te.
Spegni la luce, ma lui la riaccende,
quanta passione e quanto si spende!
Ma mentre sfiora la tua sottana
giù dal collo gli pende una collana.
Catenozza d’oro, ma che orrore!
Sei improvvisamente colta da malore.
Ora hai finalmente chiaro che è un c****one,
hai speso uno stipendio per un mammone:“è preziosa la catena -
ti ripete e ti fa pena -
mi ricorda la mia nonna,
è un regalo della mamma”,
“e allora giù le mani da ‘sta gonna,
vai a farti … cantar la ninna nanna”.
Che ridere…
Certo che triste chi capita sotto le nostre grinfie, critiche megere che non siamo altro!!!
Comunque, ho sentito loro come descrivono noi, e se la meritano tutta!
Ecco, diciamola tutta!
oggi si tirano fuori i rospi.
Che non diventano principi quando li baci…
*** ma forse, se li bacia la mamma… ***
*** Bene, bene, vedo che vi siete trovate!!! ***
certo arthur.
Diemme, diciamola tutta: la nostra classe non si sciacqua.
A già, come diceva Erzegovina? Ci ho classe, mica acqua fresca…
A proposito di classe, anche io ho partorito una poesia sull’argomento, la trovate qui:
http://donnaemadre.wordpress.com/2008/07/13/la_ngolo-della-chiacchiere-n-12/#comment-7375
*** Osolemia, diciamola tutta: la nostra classe non fa acqua. ***
@Osolemia: puoi aggiustare il link per favore, è uscito fuori una fetenzìa!
ok, ora provvedo
meno male me l’hai detto, sto per uscire…
la tua poesia l’ho letta ed è meravigliosa!!!
ah… criticate criticate, poi sempre appresso agli uomini state…
Sicuro!
Ma anche voi criticate criticate, poi sempre appresso alle donne state…
io infatti non critico le donne in genere…
Noooooooooooooooooooo! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! Ma se sei uno che… per trovarti una donna stiamo penando… MA, PINO, PER CORTESIA… VEDI DI NON MENTIRE, va’…
E poi neanch’io critico gli uomini in genere…
*** è in particolare che vedo tutte le pagagne! ***
Intendevo magagne: mannaggia il ditino veloce!
io non critico chi critica, in genere
Anche io, una delle frasi che non capisco e’ “Io non giudico”. Certo che giudichi, o critichi o ti fai un’opinione, usa il termine che ti pare. Rimane il fatto che se proprio non sei un termosifone un’idea te la fai per forza. Il fatto poi di tenertela per te od esporla, motivandola, nel rispetto altrui, e’ un altro paio di maniche…
Niente, volevo fare questa dichiarazione live da un po’ e Pani mi ha dato lo spunto
Esatto, è un concetto che pure io ho espresso più volte (vi ricordate il mio post “due pesi e due misure”?): la frase “Non si può giudicare” mi manda in bestia, sa di falso lontano un miglio, perché o sei lobotomizzato (oppure un termosifone come dice Osolemia) o un’opinione te la fai per forza.
Forse sarebbe meglio dire “Non si può condannare”, o meglio ancora (perché sì che si può E SI DEVE condannare, ci mancherebbe!), non si può condannare senza conoscere tutti i fatti, senza aver visto la situazione anche con gli occhi dell’altro, questo sì. Come dice un proverbio, mi sembra indiano, “prima di giudicare il tuo prossimo, calza i suoi mocassini e camminaci un mese”.
Questo sì.
Petronilla rivendicherà la maternità della metafora del termosifone, Diemme, perché non l’ho detta mì!
Non la rivendichero’ perche’ non e’ elegante, e poi sapevo che l’avresti fatto tu!
E che problema c’e', comunque?
Perdono Petronilla, ma a saltare da un blog all’altro mi si intrecciano gli occhi: è un lavoro a tempo pieno!
Comunque Osolemia, se credi puoi pure modificare il mio commento, e dare a Cesare quel che è di Cesare…
*** e a Petronilla quel che è di Petronilla… ***
No problem, va bene così
Mi associo!
io non ho detto che non faccio della critica un mio strumento di giudizio, giammai! Ho detto che non critico le donne in genere, ovvero critico solo quelle che conosco!
tu critichi quelle che non conosci. anzi, peggio,riformulo: le critichi senza conoscerle(e mi riferisco anche al mio precendente commento a riguardo e raffaella mi darebbe ragione… perché noi sappiamo e tu sai che io so che lei sa che noi sappiamo). le critiche su quelle che conosci… non le voglio sapere, che è meglio.
Che c’entra, pure io critico solo quelli che conosco: tutti, non ne salvo uno!
*** ihihihihihihihihihihih !!!! ***
@Tremendisia,
se non ci fossi, bisognerebbe inventarti!
***ci penserebbe Nonno Archimede***