L’estate scorsa ho cominciato a correre, ho imparato a correre. Mi piaceva la strada e il panorama. In salita, verso la cima del monte. Ma la vera meta era la fontana, appena ristrutturata, che mi regalava il sollievo di un sorso d’acqua fresca.
Correvo. I primi giorni non avevo le gambe pronte, poi le gambe andavano ma non avevo abbastanza fiato. Fino a che non ho trovato il ritmo, il mio, con il quale potevo procedere, continuare, riuscire a fare tutto il percorso.
Nel cercare il ritmo, il tempo da battere col passo, anche i pensieri hanno cominciato a trovare la loro direzione, a correre ordinatamente. Correndo dovevo solo resistere, non era necessario pensare a questo e a quello, a ciò che non avevo, che desideravo e non potevo avere, non dovevo concentrarmi su me e certi logori rapporti sociali, non era necessario consumare i neuroni inutilmente nelle paranoie, nei perché senza perché o per come. Dovevo correre. Avevo un semplice ma chiaro obiettivo, fare i miei chilometri, macinarli nel modo in cui sapevo. Dovevo pensare a questo, solo a correre, la fatica me lo ricordava, era l’unica preoccupazione in quei momenti. Insieme al fatto che le scarpe fossero comode e rispondessero bene alle sollecitazioni.
Correndo guardavo il paeseggio rurale, i covoni di paglia, il bosco… aggrappata alle redini del vento, nell’aria festosa e frizzante, mi sentivo tutt’uno con esso e col verde a me intorno.
Tornata a casa, arrivava il momento del premio: l’acqua e il sapone. Lavavano via il sudore, la stanchezza, mi restituivano come nuova alla realtà.
I pensieri? Quali pensieri? Davvero ero preoccupata di qualcosa prima di correre? Non me lo ricordavo nemmeno più!

anche io lo faccio, da circa tre anni. Purtroppo non ho paesaggi rurali e covoni di paglia.
Comunque fa sempre bene. Pare che sia una chiestione di reazione chimica, le sostanze prodotte dall’organismo di chi fa moto sono praticamente quelle contenute negli antidepressivi.
Ma sai quante delle questioni che noi riteniamo caratteriali sono invece fisiche?
chiestione = questione, ovviamente….
Non rileggo mai perché penso sempre di stare sul mio di blog che ci torno in correzione.. e correndo correndo…
*** la gatta presciolosa fece i micini ciechi…
***
e sì diemme, queste cose le so!
***endorfine***
Perchè la foto di Picerno?
perché non è picerno
se vai a correre ti passa il mal di testa
non credo… perché è anche questione di colonna cervicale e le sollecitazioni mi fanno sentire ancora più dolore. poi questo è un tipo di emicrania che peggiora con lo sforzo fisico. ragion per cui oggi ho la scusa buona per starmene stesa sul letto come un fachiro…
Buon fachiraggio e visto che ci sono, buona serata!
grazie arthur, buona serata anche a te.
certo che è bello ’sto fatto… scrivo un post per esaltare la corsa e poi mi ritrovo a parlare della scusa buona per fare il fachiro come il miglior pigro del mondo. però stavolta, appunto, ho la scusa buona. mica è pigrizia!
ecco, chi corre non deve trovare scuse. Se non hai la forza per correre devi comunque uscire e camminare, mantenere l’impegno, non fisico ma psicologico.
mi spiace, ma stasera la testa davvero mi duole. pani, non vorrai insegnarmi il mestiere? oggi è prescritto il riposo.
uhm…no, però potrei prescriverti qualche rimedio alternativo alla santa tachipirina