Archivio per 25 Luglio 2008

Proposta di matrimonio

Ho ricevuto la proposta. Ebbene sì! Eravamo in autobus e mi ha fatto la proposta.

Ma non è stato emozionante, me lo immaginavo diverso questo momento… e in effetti credo che converrete con me leggendo il resto.

“Signorina, ma quando si sposa?”

“Prego?”

“Quando si sposa?”, “Ehm… Non ora”, “Ah, e come mai? Quanti anni ha?”, “Venticinque”. Poi mi arriva un messaggio sul cellulare, interrompo la conversazione per scrivere la risposta. Ma lui la riprende :”E adesso vediamo se ti risponde. Ti ha dato appuntamento? Che ti ha detto? Ti viene a prendere alle 8 sotto casa, vero?”. “Come?! No… no”.

“Non risponde, eh? Beh, signorina, se non ti risponde vuol dire che ti tradisce”. Rido e dico che no, non mi tradisce nessuno. “E no, signorina, che le devo insegnare tutto? Se non ti risponde vuol dire che ti tradisce!”. “No, guardi, è una mia amica”.

“Sarà… ma perché non si sposa? Cosa fa nella vita?”, “Studio”.

Comincio un po’ ad innervosirmi perché odio gli impiccioni, ma questo simpatico interlocutore OTTANTENNE incalza :”Allora quando si sposa? Sa, mio figlio ha 32 anni, è laureato in giurisprudenza, ogni esame:30, ed ora lavora… Lui è una persona importante, molto richiesta, è un onorevole! Non lo vuole sposare?“. Sorrido e faccio finta di leggere un messaggio sul cellulare. “Signorina! Ma lasci perdere questo che non le risponde e che quindi la tradisce! Le devo far conoscere mio figlio! Lo vuole sposare?”. Sorrido. “Signorina, ma quando si sposa?”. Rispondo :”Mai”. “Aaaah… quindi non le interessa proprio il matrimonio! … peccato, era perfetta per mio figlio e la vedevo bene in abito bianco! Però… le dirò, ora che vedo le sue scarpe rosa… come sono carine, le dona tanto anche questo colore!”. “Grazie”. “Va bene, io sono arrivato, abito in quella traversa là, ma tanto lei mio figlio non lo vuole conoscere. Pazienza. Mi stia bene signorina e tanti auguri”.

Ho sempre avuto successo con gli ottantenni. Che bello che fortuna sono proprio entusiasta.

Spirito di una lettera

Non è la stessa cosa. Non dà la stessa emozione aprire la casella di posta con un click… no, non è la stessa cosa accendere il computer, attendere di caricare la pagina, leggere le emails. Non è la stessa cosa che prendere una lettera dalla cassetta, con grande sorpresa, e cominciare a strappare la busta mentre si salgono le scale in fretta, ogni passo quattro scalini, entrare in casa, buttare la borsa e le chiavi dove capita, sedersi alla prima opportunità e leggere con attenzione, mangiando le parole con gli occhi. Leggere, sì, leggere… e anche osservare, notare i particolari, interpretare la grafia. Chi mi ha scritto lo ha fatto di fretta? O su un foglio qualunque pur di scrivermi al più presto? Oppure ha comprato della carta da lettera, ha scelto un colore particolare o un disegno… Ed era emozionato, divertito, stanco, imbarazzato?

E la grafia… delicata o rude, sottile o impastata nell’inchiostro? … e la mano, la mano: leggera come i pensieri che scrive, come le favole che narra, o pesante come un macigno sui suoi stessi desideri e sentimenti? Conoscere una grafia è per sempre, almeno per me. La riconosco, non avrei bisogno nemmeno di leggere il nome del mittente. Una grafia resta, è un marchio, un timbro. Già, dopo la prima lettera la riconosco per sempre. E riconosco l’umore che la guida.

No, non è la stessa cosa avere tra le mani una lettera, lo spirito che la anima e che l’ha portata fino a me.

Spirito di una lettera, Klee

Vuò vedè…?

Vuò vedè ca cunfromme me ne vaco,

tu me vuò bene comme ll’ata sera,

e rieste, cumm’a me, felice e allera,

pecché saie ca si parto resto ccà?


Ccà resto, ‘o ssaie: sto ccà. Pure si ‘a vita

me porta ‘a n’ata parte…

E me fa pena tanta e tanta gente

ca quanno parte, ‘o vero se ne va.

– Eduardo De Filippo -

Vuoi vedere che non appena me ne vado,

tu mi vuoi bene come l’altra sera,

e resti, come me, felice e allegra,

perché sai che se parto resto qua?


Qua resto, lo sai: sto qua. Anche se la vita

mi porta da un’altra parte…

E mi fa pena tanta e tanta gente

che quando parte, davvero se ne va.



 

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