Archivio per la categoria 'attualità'

Libertà

Il prigioniero chiude un seme

nel pugno

aspetta che germogli

spaccandogli la stretta

- Erri De Luca -

Cristo si è fermato a Eboli…

…E CI CREDO!

Ma se lo svincolo per Eboli è chiuso, se la Salerno-Reggio è un’autostrada senza un perché, se ci sono più pezzi di asfalto lì che in tutto il resto d’Italia e ciascuno a sé stante, e se ogni giorno fai un tratto diverso dall’altro in un percoso labirintico (anche il navigatore satellitare si arrende, gli viene un attacco di panico, lo vedi affannato sudare disperazione dal cruscotto), serpeggiando tra un birillo e l’altro, a slalom tra una corsia e l’altra, e questo lo fai dopo lunghe attese e pause in coda, che nel frattempo potresti scendere dall’auto, sgranchirti le gambe, andare a salutare il vicino in coda, oppure potresti anche impazzire e fare una strage e uccidere tutti nel raggio di un kilometro (cosa che non risolverebbe la coda che di solito è molto più lunga)…

…beh, ci credo che Cristo si è fermato! E, poverino, come poteva fare?! Era proprio impossibilitato! Al confronto, camminare sulle acque è stato un gioco da ragazzi!

La dignità della vita

La vita è più forte di quanto pensiamo, si attacca, si incrosta alla nostre cellule, ci pervade, ci anima, ci spinge a lottare per amore e per sopravvivenza, ci fa superare ostacoli, pericoli, difficoltà. Ci fa sognare e piangere, ci fa desiderare il meglio per noi e per chi amiamo. La vita … è lei che sceglie noi e non il contrario, è lei che ci governa, noi non la gestiamo, noi possiamo solo rispettarla. La nostra, quella degli altri. Dalla nascita alla morte. E questo rispetto non può svilupparsi a pieno senza che le sia prima riconosciuta una profonda e insondabile dignità.

Permettete alla famiglia di ricordarla quando era ancora bella e forte, permettete che nella memoria non resti l’immagine di un letto di ospedale, degli infermieri, dei camici bianchi, dei tubi, delle medicazioni, delle spugnature, dell’immobilità, della impossibilità di manifestare emozioni e sentimenti, dell’anaffettività.
Date alla famiglia una tomba su cui piangere finalmente quelle lacrime che sono rimaste troppo a lungo intrappolate agli angoli delle palpebre, imprigionate tra le ciglia.
Restituitela alla Sorella Morte che ha preso la sua anima da tempo ed è ora che si ricongiunga con il corpo.
La compassione, la pietas, la dolcezza nel liberare quel che è ormai solo un guscio vuoto e di restituirlo alla sua dignità di persona e di essere umano sono la vera forza di un padre che ha lottato, non per un suo egoismo, ma per compiere un atto d’amore, l’ultimo verso una figlia sfortunata. Ha scelto la via della Legge, rispettandola ma al tempo stesso cercando di migliorarLa, perché Essa sia tutela di diritti civili (per tutti quelli che si troveranno in analoghe situazioni) e non una gabbia.
Tuo padre ha lottato per te, Eluana. Permettiamole di essere fiera di lui che non ha perso la speranza, la speranza di aiutarla nel modo che era più affine a quelli che erano il pensare e credere di sua figlia. Solo questa è la speranza che è ultima a morire.

Ciao Eluana,
grazie Beppino

“…Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre, perché hai già vinto, lo giuro, non ti possono fare più niente… La vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere, la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare, la vita è così grande che, quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire” –Sogna ragazzo sogna, R. Vecchioni

Impronte digitali

“Spezzeremo le reni ai Rom” urla qualcuno fiero del fazzoletto verde che porta, perché la criminalità sta tutta lì (e al Sud, dai Terùn). “Che i bambini depositino le loro impronte”, perché sono bambini, ovvio, stanno crescendo ed essendo figli di un’altra razza prima o poi commetteranno un reato. Per dormire sonni tranquilli, chi è oggi al potere difende i suoi cittadini così. Perché quelli rubano, sfruttano, sporcano…

Invece gli italiani no, sono puliti.

Gli italiani sono onesti, vero?

Gli italiani di razza superiore fanno approvare leggi che cancellano i reati di cui sono accusati.

Gli italiani migliori non pagano le tasse e rubano allo Stato.

Altri italiani votano questi italiani.

Gli italiani. Che bella razza. Di stupidi.

“Ma IL Cielo è Sempre Più Blu”

questo video è opera di csmicky ;)

Le scarpe di Carla

Finisco di raccogliere l’anamnesi di una paziente, ma appena prima di congedarci questa mi prende per un braccio e mi dice sottovoce: “Scusi… se ha un momentino, posso chiederle una cosa?”,

“Prego, mi dica”

“Ecco, mi può dire dove ha comprato le scarpe? … Sa perché? Sono le stesse scarpe di Carla!”

“Prego?”

“Sì, la Signora Sarkozy, quella nuova (ha detto proprio così) “.

Dopo averla rassicurata che Carla ed io non ci riforniamo certo presso lo stesso negozio di scarpe, torno a svolgere il mio lavoro, ma la cosa buffa è che ogni volta che attraverso la sala d’attesa la signora mi guarda, mi sorride e a bassa voce mi ripete: “… le scarpe di Carla …”.

Ora, non so se la signora fosse una fashion-addicted, una pazza squinternata, un’abbonata a Novella 2000 o una con la fidelity card per La Vita in Diretta (forse tutte le cose insieme, perché come disse qualcuno: “è la somma che fa il totale” ), ma mi sono incuriosita e, tornata a casa, ho chiesto a google di mostrarmi ’ste benedette scarpe di carla bruni e le ho trovate su Il portale delle scarpe … scoprendo che 1) le scarpe di Carla non hanno nulla a che fare con le mie; 2) un noto produttore italiano ha dedicato a Carla (la signora Sarkozy, QUELLA NUOVA!!!) degli stivaletti orrendi (da 950 euriiii / il paio … e giusto Carla se li può comprare…). Le mie ballerine sono molto più giovanili e simpatiche … e decisamente più economiche! Chissà quando tornerà a controllo quella paziente! Dovrò aggiornarla, non può vivere nella disinformazione e nell’ignoranza!

L’acqua nel pozzo

Ho sognato di scendere in un pozzo per scoprire se dentro ci fosse ancora dell’acqua. Acqua per nuotare. Acqua per bere. Acqua per lavare. Lavare le paure e le angosce, lavare gli incubi del quotidiano. Avevo un paio di pantaloni chiari e nuovi, quelli nuovi dei giorni di festa. Ma se avessi trovato l’acqua, lì in fondo al pozzo, non avrei dovuto più preoccuparmi di fare attenzione a non sporcarli, li avrei potuto lavare lì, spazzolarli, togliere il fango dai bordi, prima di tornare a casa. Prima di tornare a casa potevo giocare e nuotare. Ho sognato di nuotare con i pensieri in una realtà diversa, forse nel mondo ideale, l’ideale mondo dei bambini, quello sacro dove i grandi non devono entrare. Perché i grandi non sanno giocare, perché a volte i grandi non fanno giocare.

Ho sognato di essere felice, la felicità era l’acqua in fondo al pozzo. Un tuffo sarebbe bastato per rifugiarmi là, cioè in un posto vicino, alla mia portata, eppure sufficientemente lontano. Lontano da un mondo che non avevo scelto, da un mondo che forse non capiva i miei pensieri. In fondo al pozzo cercavo l’acqua, l’acqua che mi avrebbe restituito i pensieri puliti. Puliti, limpidi e leggeri, quelli che sanno salire in alto e poi scivolare giù dagli arcobaleni per raggiungere la fortuna o il tesoro che si trova alla fine di essi. Sognavo di giocare, sognavo di nascondermi per avere uno spazio mio, uno spazio segreto tutto mio. Un rifugio mio. Di me, ancora bambino.

Ma poi il sogno si è tinto dei colori scuri dell’incubo. Il buio del pozzo mi ha messo paura e non mi è sembrato meno buio della realtà. Il buio del pozzo mi ha inghiottito e non mi ha più sputato fuori. E allora l’incubo è diventato reale. E la realtà è più cupa e violenta dell’immaginazione. La fantasia ha un limite che ci protegge dall’orrore a cui, invece, spesso arriva la fatalità. Il fato e il destino tracciano percorsi, per qualcuno il percorso è tortuoso ancor prima di nascere, per altri non sarà tortuoso mai. Il mio era tortuoso. E lungo il mio percorso ho sognato l’acqua, il pozzo, gli arcobaleni, la felicità, il gioco, le coccole,la fortuna, il tesoro. Ma una volta nel pozzo le possibilità di sognare sono finite nel collo di un imbuto che si è fatto sempre più stretto. Sempre più stretto.

Ora i grandi vengono al pozzo. Cercano di riempirlo con l’acqua salata delle loro lacrime, per farmi nuotare, per farmi di nuovo giocare. Ma il mio corpo ormai non è che un corpo. I sogni come gli incubi ormai si sono spenti. Ormai si è spenta la possibilità di cercare l’acqua nel pozzo. E poi io non cercavo acqua salata. Io cercavo acqua dolce, quella dei pozzi. Quella che sa di felicità e non di scuse. Ora i grandi portano i fiori, ma i colori che sognavo erano quelli dell’arcobaleno, non quelli dei fiori. L’arcobaleno da cui scivolare in un posto migliore, almeno un posto migliore, se mondo migliore non c’è. Ora i grandi chiedono scusa. Ma il mio corpo ormai non è che un corpo, è solo corpo e non può più perdonare.


 

Novembre: 2009
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