Archivio per la categoria 'consigli per gli acquisti'

H1N1

“Ed anzitutto non lotta contro l’epidemia, per non dire che la favorisce, chi ascolta le voci superstiziose od esagerate, che si fanno correre, come se mali misteriosi minacciassero l’umanità. Vale qui la norma già divulgata per tutti i morbi infettivi: le preoccupazioni predispongono all’attacco, mentre la calma e la serenità dello spirito, la vita sobria ed ordinata sono tra i più efficaci mezzi profilattici.”

Istruzioni popolari per la difesa contro l’influenza, per cura del Ministero dell’Interno – Direzione Generale Sanità Pubblica, pubblicato a Roma nel 1915 in previsione dell’Epidemia Spagnola.

ma dove sono le castagne

Ma dove sono le castagne, le bucce dei mandarini, i caminetti con il fumo che accompagna in cielo i sogni, le risate e l’allegria delle chiacchiere vivaci di un gruppo di amici che si difende dal freddo sotto la copertona pesante di lana? Ma dov’è quell’intimità familiare, quella sintonia, quel sentirsi perfettamente a proprio agio, liberi di essere, di dire, di pensare, di scherzare?

“C’è l’aperitivo nel locale in, dove entri solo se vesti chic, la musica è solo quella giusta (e ovviamente a tutto volume ché quando si conversa è meglio che non ci si capisca per non rendersi conto di quanto siano vuote certe scatole craniche…), il drink è da paura e il fumo di cui si parla non è certo quello del caminetto… e anche perché… sei out se non ti riscaldi con il giubbotto in fibra sintetica hi-tech…”

Ma io resto a casa, fuori una musica “piovana”, dentro un rumore di castagne che saltellano sulla fiamma…e, in verità, questa semplicità mi piace e mi mette di buon umore. E se mi sento bene, sento anche che ci sono, che questa vita non è poi così male, che ci sono piccoli spazi temporali dove fermarsi per coccolarsi un po’.

“C’è l’aperitivo in quel locale in centro, è chic, anche se il cibo fa vomitare e il vino è il peggiore, la gente veste griffata però… certi occhi allucinati! 40 euro per tutto questo, ma prima… un giro di shopping per trovare l’abbigliamento perfetto”.

Queste le parole di chi è figlio della civiltà del consumo, dove “SEI” solo se spendi.

No grazie, io resto a casa, non c’è il caminetto, ahimé, ma c’è tutto il resto… e le castagne sono già pronte e buonissime! E non c’è bisogno di spendere e vivere oltre le proprie possibilità, perché sì… beh… per chi ce l’ha, vale lo slogan che per tutto il resto c’è mastercard… MA CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE!

Il momento per vendere

I momenti per comprare si stanno riducendo drasticamente all’osso. Un po’ perché il tempo è denaro, un po’ perché l’estate abbronza e il sol leone prosciuga le già scarse finanze, un po’ perché i proprietari di casa sono delle belve feroci, predatori di risorse e stipendi altrui, un po’ perché le bollette bollono nelle buste roventi di tasse. Così, per quanto mi riguarda, il momento di comprare non è certo questo.

Invece c’è qualcuno che pensa che sia sempre il momento per vendere.

“Perché non proviamo a disincrostare un po’ il lavello? Ma, sa, se vuole convincermi, dovrebbe mostrarmi come questo gioiellino di aspirapolvere riesce a pulire le mie tende, lucidare specchi, vetri e pavimenti con la forza del vapore, far brillare la mia casa in poco tempo, sgrassare, inamidare, lavare, levigare dal bagno alla cucina, dal corridoio al balcone, da una camera all’altra, tra un lampadario e un abat-jour!”

Questo è quello che avrei voluto dire al disturbatore del mio riposo mattutino, avrei voluto farlo sgobbare e sudare e spremere come un limone in dimostrazioni senza poi comprare alcunché, quando ha osato suonare al mio campanello nella vana speranza di vendermi un elettrodomestico… alle 7.40 di questa mattina!!! Alle 7.40 della mattina quando ho ancora la voce roca nel pigiama, il cervello in stand-by, la mano destra programmata solo ed esclusivamente per spegnere la sveglia, avvitare la caffettiera, prendere una tazzina e attendere un lento risveglio, possibile che ci sia qualcuno già pronto sull’uscio di casa a vendere la qualsiasi? Forse pensa che, ancora obnubilata dal sonno e dal torpore, gli firmi l’acquisto senza neanche sapere cosa compro e perché. Forse è una nuova strategia di vendita, di mercato, o forse è sempre la stessa: trovare il momento di prendere il consumatore in castagna tendendogli un agguato in un momento di vulnerabilità…

Mi spiace, cari venditori dell’alba e disturbatori delle mie ciabatte, per me non è il momento di acquistare. Non costringetemi a passare alle maniere forti, eh? Non costringetemi a staccare il campanello (anche perché lo dovrei staccare materialmente, visto che in casa non c’è un tasto per spegnerlo)!!! Non costringetemi al gesto estremo.

Not for Sale

Non è gratis (e non è nemmeno in vendita). E soprattutto è qualcosa che ci si deve meritare.

“Ma come? Non mi dai fiducia?”

“Fiducia? Ci conosciamo da 5 minuti! Quale fiducia e fiducia? Non mi fido affatto!”

“Perché?”

“Perché?!? Ma perché, piuttosto, mi chiedi la fiducia dopo così poco tempo?”

“Perché la fiducia è una cosa che si dà, così, gratuitamente.”

“Già, ma non scioccamente! Al momento opportuno te l’avrei data ma, visto che me la chiedi ora, forse nella tua testa si è radicato il pensiero che i tempi sono maturi, che te la meriti. Gratuita nel senso che è DONATA all’altro, ma il quando lo decide chi regala, non chi riceve!”.

Cambia discorso. Di male in peggio. Comincia a vender chiacchiere sul denaro, sui soldi, sulla sua possibilità di poter comprare e permettersi tutto.

Indispettita e inviperita, innervosita e anche un po’ annoiata dall’inutilità delle sue parole, spaventata dall’ “horror vacui” (ché mi è preso un colpo quando la sua scatola cranica mi è parsa completamente vuota, c’era buio pesto lì dentro e anche una puzza di stantìo da neurone in estinzione), per troncare ogni discorso:

“Scusa, se puoi comprare tutto, com’è che la mia fiducia la vuoi gratis?”

Ccà nisciun’ è fess’

L’uomo perfetto

Che la mia sia una fissazione non lo so, anche perché la perfezione non è esattamente quello che cerco in un uomo (tanto è impossibile trovarla se non sai cos’è… Se non sai cosa cercare, cosa cerchi?). Però conversando con un’amica abbiamo provato a stabilire quali sono la caratteristiche di un uomo che dobbiamo osservare e valutare per capire se è quello giusto per noi.

Lasciando da parte i parametri antropometrici (altezza mezza bellezza -ma l’altra metà della bellezza è altrettanto importante -, girovita, maniglie dell’amore&Co., peli nel naso&Friends – anche se questo non è un parametro antropometrico in effetti -) visto che de gustibus disputandum non est (ma vale anche la frase di Totò: de gustibus non sputacchiandum), visto che ogni scarrafon è bell a mamma soia, visto che chi si somiglia si piglia, e visto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (sì, questo non c’entra niente, METTEVO SOLO ALLA PROVA LA VOSTRA ATTENZIONE NELLA LETTURA!!! ih ih),

abbiamo deciso di occuparci e preoccuparci esclusivamente delle caratteristiche intellettive e spirituali (chi mi conosce capirà perché vivo ancora in singletudine… certo, dove trovo uno con una qualsivoglia caratteristica intellettiva che sia valutabile senza riccorrere a biopsia del cervello ed esame al microscopio? … ma d’altronde ho molta pazienza, qualcuno lo troverò).

ANALISI:

  • tipi un po’ ombrosi, persi nei loro pensieri, nei loro misteri. Non vanno bene, troppo distratti. Troppo intenti a ritrovar se stessi e a smarrirsi. Finisce che ti perdi pure tu. Dietro a un altro.
  • tipi dolci, premurosi, pieni di attenzioni, coccole e balocchi. Non vanno bene, troppo presenti, a tratti soffocanti. Servili. Ottimi per chi non ama i rapporti alla pari. Ma alla fine anche i caratteri dominanti con loro finiscono per annoiarsi perché dicono di sì a tutto. L’amore non è bello se non è litigarello! Il carattere ci vuole!
  • tipi mistici. Non vanno bene, non capisci mai se si prendono sul serio o se ti prendono per i fondelli con questa storia del misticismo … mah.
  • tipi iperattivi- in mille faccende affaccendati. Ok, ma devi avere pari energie.
  • tipi da salotto. Devi saper parlare di tutto, interessarti di tutto, conversare di tutto e partecipare ai loro gossip.
  • tipi da bar. No comment.
  • tipi intellettualoidi. Guai se non la pensi come loro (questi sono i peggiori perché si prendono sul serio veramente, non ti lasciano alcun dubbio… e cosa peggiore, non capiscono le battute… che relazione ci può essere senza un briciolo di saporita ironia?)!

Ci saranno sicuramente altre categorie, ma poiché le categorie lasciano il tempo che trovano, nemmeno ci siamo sforzate (my friend & me) di pensarle tutte.

La verità della perfezione sta in una cosa molto semplice. Cioè nell’unione. Nella sintonia. “Star bene insieme”. Ma prima di arrivare a stare insieme, come può una donna capire se quella è la persona giusta per lei (io me lo domando perché spesso ho scelto male, quindi ho dovuto elaborare una strategia)?

La conclusione del nostro lungo discutere e pensare è questa:

Sia esso un cavaliere o uno del contado,

che sia un superiore od uno di par grado,

l’uomo che è perfetto

è colui che prima o poi

stando al nostro cospetto

tira fuori il meglio di noi.

Voilà, pure la filastrocca da quattro soldi, per la serie: Stasera scopriamo l’acqua calda!!! …Ora chiedo ad Alberto Angela se me la manda in onda.

No, eh?

Va bene, la smetto.

mucho calor

Alle 6 di questa mattina la decisione: devo porre fine alle mie sofferenze. Mi alzo dal mio sudario, mi preparo, mi metto in balcone in attesa dell’apertura dei negozi. Passano tre lunghe ore (durante le quali ho recuparato i sali minerali e l’acqua persi nelle ore notturne e ho cercato di studiare un po’), poi vado!

“Voglio quello!” dico sicura al commesso che in quattro e quattr’otto prende lo scatolone contenente il mio VENTILATORE (il condizionatore costa troppo e poi… l’installazione… troppo complicato, urge soluzione rapida). Di corsa a casa, salgo i tre piani di scale tutti d’un fiato, mi precipito in camera, tolgo gli imballaggi, prendo il manuale di istruzioni che inizia i suoi suggerimenti così: “Avvitare i piedi della base…”

AVVITARE? cosacosa? IO NON POSSEDERE CACCIAVITE!!!!!

mumble mumble … Cosa fare:

1) disperarsi (l’ho fatto, certo, ma il libretto per il montaggio non si è commosso e non ha cambiato le istruzioni… quindi, questa al punto 1 non è una soluzione)

2) ri-indossare abiti civili (cioé che rispettino la pubblica moralità…ooo, fa caldo, quindi a casa, insomma, ci si arrangia con vestiti “minimal-not chic”) e andare dal ferramenta (questo significa fare un tratto di strada molto ben esposto al sole, con rischio di arrivare COTTA a destinazione)

3) cercare oggetti di forma tale, con punta affilata, non tagliente e leggermente smussa, che somigli il più possibile a un cacciavite e si adatti alla forma della vite.

Ho optato per l’opzione numero 3 ed ora ho il mio bel ventilatore che mi ventila in fronte, bianco, alto e tronfio nella sua comoda postazione!

Certo, ho sudato sette camicie per 4 viti da girare (7 a 4 non è una giusta proporzione in effetti) impiegando ben venti minuti … ma d’altronde non posso pretendere l’efficienza e la rapidità del cacciavite dal manico di un cucchiaino da caffé!

Ma, come si dice, CONTA IL RISULTATO!!!

Le scarpe di Carla

Finisco di raccogliere l’anamnesi di una paziente, ma appena prima di congedarci questa mi prende per un braccio e mi dice sottovoce: “Scusi… se ha un momentino, posso chiederle una cosa?”,

“Prego, mi dica”

“Ecco, mi può dire dove ha comprato le scarpe? … Sa perché? Sono le stesse scarpe di Carla!”

“Prego?”

“Sì, la Signora Sarkozy, quella nuova (ha detto proprio così) “.

Dopo averla rassicurata che Carla ed io non ci riforniamo certo presso lo stesso negozio di scarpe, torno a svolgere il mio lavoro, ma la cosa buffa è che ogni volta che attraverso la sala d’attesa la signora mi guarda, mi sorride e a bassa voce mi ripete: “… le scarpe di Carla …”.

Ora, non so se la signora fosse una fashion-addicted, una pazza squinternata, un’abbonata a Novella 2000 o una con la fidelity card per La Vita in Diretta (forse tutte le cose insieme, perché come disse qualcuno: “è la somma che fa il totale” ), ma mi sono incuriosita e, tornata a casa, ho chiesto a google di mostrarmi ’ste benedette scarpe di carla bruni e le ho trovate su Il portale delle scarpe … scoprendo che 1) le scarpe di Carla non hanno nulla a che fare con le mie; 2) un noto produttore italiano ha dedicato a Carla (la signora Sarkozy, QUELLA NUOVA!!!) degli stivaletti orrendi (da 950 euriiii / il paio … e giusto Carla se li può comprare…). Le mie ballerine sono molto più giovanili e simpatiche … e decisamente più economiche! Chissà quando tornerà a controllo quella paziente! Dovrò aggiornarla, non può vivere nella disinformazione e nell’ignoranza!

La Festa della donna e il Racket delle mimose …

8 marzo, festa della donna. Che giornata… esco per andare a far la spesa e, arrivata al semaforo, vedo un sorridente omino venirmi incontro con un bel ramo di mimosa. Si avvicina e mi dice: “vuoi tu mimosa? 5 euro”. No volere io mimosa, soprattutto no comprare mimosa me da sola. E un tic nervoso comincia ad alzarmi ritmicamente il sopracciglio destro.

Faccio la spesa, torno a casa e poi esco di nuovo per una passeggiata in centro. Ho appuntamento con un’amica alla metro Valle Aurelia, rimango ferma nel piazzale per 1 minuto, giusto il tempo di scrivere un messaggio alla mia amica per informarla del mio arrivo, e quando alzo gli occhi e rimetto in tasca il cellulare mi ritrovo circondata da venditori ambulanti e abusivi di mimose!!! Sono almeno in sette (solo quelli intorno a me, perché la stazione è piena e piene saranno anche le altre stazioni della metro!), nascosti tra i rami di mimosa che vendono … tra un fiore e l’altro traspare il loro sorriso di esseri umani sfruttati e sento un piccolo coro di voci straniere :”comprare mimosa? 5 euro” che ripete questa frase forse nel tentativo di ipnotizzarmi e convincermi all’acquisto.

5 euro. Questa è la festa della donna. Una triste e abusiva vendita di mimose. Ma ciò che più mi rattrista e indigna (oltre al fatto che quei sorridenti venditori abusivi pretendevano pure che mi comprassi la mimosa da sola … ma d’altra parte non mi aspetto il buon gusto da chi conduce un’esistenza non particolarmente felice, vissuta in condizioni di povertà e sfruttamento) è che anche quella giornata è diventata occasione di guadagni illeciti, di inciviltà, di rispetto calpestato, di sfruttamento. Insomma, un giorno come un altro … un giorno di ordinaria illegalità.

il cinismo del cristallo

Passeggiavo, ieri. Pochi euro in tasca (esattamente 1 euro e 85 centesimi, il minimo per prendere un caffè o un cappuccino), non mi restava che guardare le vetrine. Nessun desiderio di fare acquisti, guardavo le vetrine senza alcun interesse … chissà cosa guardavo in realtà (i manichini? NO, quelli no, quelli li guardava un mio vecchio amico. Proprio si incantava a guardare i manichini “femminili” trovandoli molto sexy. Ora non siamo più amici).

Ad un certo punto mi son fermata davanti ad uno di quei negozi dove si va col futuro sposo a fare la lista di nozze, quei negozi dove trovi pure i sottobicchieri in finissima porcellana e i segnaposto in argento con diamante “punto luce” … cose che uso sempre quando apparecchio la tavola. Sempre! Soprattutto quei sottobicchieri là, sei sottobicchieri a 200 euro (mah, credo che se mi trovassi là e il mio fidanzato mi proponesse di metterli nella lista di nozze lo lascerei all’istante. Ma in realtà l’ho già lasciato, perché ho anticipato i tempi lasciandolo quando si incantava a sbavare davanti ai manichini. E lui era uno di quelli che forse avrebbe trovato sexy anche quei sottobicchieri).

Però la mia attenzione è stata rapita da dei bicchieri di cristallo. Belli, mi ricordavano quelli della mamma, conservati con cura in una vetrinetta in soggiorno. Belli. Da piccola avrei sempre voluto bere in quei bicchieri, ogni occasione per me era quella buona per tirarli fuori da quella vetrinetta. In fondo, pensavo, la destinazione d’uso di un bicchiere è quella di contenere una bevanda, di permettere alle persone di bere e non di stare chiusi in una vetrinetta. Ma pensavo male, perché la volta che mamma mi permise di utilizzarli fu, in pratica, l’unica volta! Sì, perché neanche il tempo di versarci dentro un po’ d’acqua che … crash!!! … uno dei bicchieri di quella collezione mi scivolò di mano. Forse allora compresi … o forse lo comprendo oggi ripensandoci … che se è vero che gli oggetti hanno una loro destinazione d’uso, è anche vero che ci sono cose che richiedono maggior cura e attenzione nell’utilizzarli. Una bimbetta di 5 anni deve maneggiare il bicchiere di plastica e non giocherellare con il calice di cristallo. Tra l’altro i calici di cristallo, così algidi nella loro elegante fierezza, più di altri bicchieri, in virtù della loro delicatezza, pretendono di essere maneggiati con dolcezza e fermezza insieme (voglio dire, se ti trema la mano meglio la plastica, no?) e se li rompi sono guai! Non solo perché rovini la collezione, piuttosto perché i calici di cristallo sono particolarmente vendicativi. Già … cadono, si sbriciolano sotto i tuoi occhi e appena cerchi di raccoglierne i cocci … ti feriscono. Un bel taglio. Netto e deciso. Una risposta cinica al maltrattamento subìto. Succede così anche con le persone. Ci sono persone belle come quei bicchieri di cristallo ed ugualmente fragili. E vanno “maneggiate” con la stessa autentica cura … in caso contrario reagiranno con lo stesso tagliente cinismo.

La cicatrice che resta sia di monito a chi ne ha fatto un “uso” improprio.


 

Novembre: 2009
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