L’idraulico e la principessa – parte quarta

“Pronto!”

“Pronto! Parlo con il signor Maurizio?”

“Che scherzi? Dimme!”

(… e chi scherzava … ci volevo… ci dovevo parlare davvero!)

“Buongiorno. Sono l’inquilina dell’appartamento di Donatella … sulla Torrevecchia … si ricorda?”

“Che scherzi? Dimme!”

“Ecco … lo scaldabagno … non funziona! L’acqua calda basta appena per lavarsi le mani!”

“Ah! Eh… ma… eh… ma… eeeehhhh…. domani alle 2 sei a casa? ché domani sto in zona, vengo su a da’ n’occhiata”

“Sì, per quell’ora sarò a casa”

“Vabbò, allora vengo domani”

“Sì, grazie, a domani”.

L’indomani arriva e il sole del primo pomeriggio accompagna il mio principesco idraulico fino al portone di casa. Già … Purtroppo solo fino al portone. Sì, io l’ho aspettato, in casa, fremendo seduta sulla scomoda sedia della cucina (tanto per fremere meglio…) ma lui … no … lui ha sbagliato citofono, ha pigiato il pulsante che disturbava il vicino e non è più giunto al mio domicilio. L’ho atteso invano, per ore, ore ed ore, con i capelli che chiedevano la resa al gelo e all’acqua fredda, anelavano a uno shampoo fatto come si deve, con tanto di balsamo e maschera finale e non la toccata e fuga a causa del freddo che scuoteva le meningi.

Alle 18 squilla il mio cellulare. “Pronto!”

“Senti, so’ Maurizio! L’idraulico! Io sono venuto alle 2 ma non c’era nessuno a casa!”

“Impossibile, sono rientrata prima dall’università per aspettarla!” (qualcuno a questo punto canterebbe: forse non lo sai, ma pure questo è amore!)

“Ah! …eee… mò me dispiace, perché, se te devo di’ la verità quando ho citofonato nu m’hai risposto te! (ma va!) Ho sentito la voce de n’omo e me so’ messo paura (sue testuali parole). M’ha chiesto: chi è?, ho detto: so’ Maurizio, l’idraulico e quello tutto ncazzato m’ha detto: Nun t’ho chiamato io! Poi ho sentito il cane che abbaiava e me so’ messo da parte, me so’ fatto piccolo, nun me ricordavo dove citofonare e dopo un po’ me ne so’ annato”.

Cosa dire a un tale cuor di leone? Cosa rispondere a un uomo impavido di tale portata? Niente. Non ho risposto niente, mi ha fatto tenerezza. Povero principe, messo in fuga dal mio vicino. E pensare che una volta, per intimorire i cavalieri, intorno alle torri in cui rinchiudevano le dolci principessine c’erano i fossati, dentro i fossati c’era l’acqua e dentro l’acqua c’erano le fauci spalancate dei coccodrilli! Ora basta un vicino – possibilmente purosangue romano – incazzato.

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