il cinismo del cristallo

Passeggiavo, ieri. Pochi euro in tasca (esattamente 1 euro e 85 centesimi, il minimo per prendere un caffè o un cappuccino), non mi restava che guardare le vetrine. Nessun desiderio di fare acquisti, guardavo le vetrine senza alcun interesse … chissà cosa guardavo in realtà (i manichini? NO, quelli no, quelli li guardava un mio vecchio amico. Proprio si incantava a guardare i manichini “femminili” trovandoli molto sexy. Ora non siamo più amici).

Ad un certo punto mi son fermata davanti ad uno di quei negozi dove si va col futuro sposo a fare la lista di nozze, quei negozi dove trovi pure i sottobicchieri in finissima porcellana e i segnaposto in argento con diamante “punto luce” … cose che uso sempre quando apparecchio la tavola. Sempre! Soprattutto quei sottobicchieri là, sei sottobicchieri a 200 euro (mah, credo che se mi trovassi là e il mio fidanzato mi proponesse di metterli nella lista di nozze lo lascerei all’istante. Ma in realtà l’ho già lasciato, perché ho anticipato i tempi lasciandolo quando si incantava a sbavare davanti ai manichini. E lui era uno di quelli che forse avrebbe trovato sexy anche quei sottobicchieri).

Però la mia attenzione è stata rapita da dei bicchieri di cristallo. Belli, mi ricordavano quelli della mamma, conservati con cura in una vetrinetta in soggiorno. Belli. Da piccola avrei sempre voluto bere in quei bicchieri, ogni occasione per me era quella buona per tirarli fuori da quella vetrinetta. In fondo, pensavo, la destinazione d’uso di un bicchiere è quella di contenere una bevanda, di permettere alle persone di bere e non di stare chiusi in una vetrinetta. Ma pensavo male, perché la volta che mamma mi permise di utilizzarli fu, in pratica, l’unica volta! Sì, perché neanche il tempo di versarci dentro un po’ d’acqua che … crash!!! … uno dei bicchieri di quella collezione mi scivolò di mano. Forse allora compresi … o forse lo comprendo oggi ripensandoci … che se è vero che gli oggetti hanno una loro destinazione d’uso, è anche vero che ci sono cose che richiedono maggior cura e attenzione nell’utilizzarli. Una bimbetta di 5 anni deve maneggiare il bicchiere di plastica e non giocherellare con il calice di cristallo. Tra l’altro i calici di cristallo, così algidi nella loro elegante fierezza, più di altri bicchieri, in virtù della loro delicatezza, pretendono di essere maneggiati con dolcezza e fermezza insieme (voglio dire, se ti trema la mano meglio la plastica, no?) e se li rompi sono guai! Non solo perché rovini la collezione, piuttosto perché i calici di cristallo sono particolarmente vendicativi. Già … cadono, si sbriciolano sotto i tuoi occhi e appena cerchi di raccoglierne i cocci … ti feriscono. Un bel taglio. Netto e deciso. Una risposta cinica al maltrattamento subìto. Succede così anche con le persone. Ci sono persone belle come quei bicchieri di cristallo ed ugualmente fragili. E vanno “maneggiate” con la stessa autentica cura … in caso contrario reagiranno con lo stesso tagliente cinismo.

La cicatrice che resta sia di monito a chi ne ha fatto un “uso” improprio.

4 Responses to “il cinismo del cristallo”


  1. 1 Gianni 28 febbraio2008 alle 2:46 pm

    Se dovessi immaginare chi ha ispirato una riflessione così sincera e cristallina…non avrei difficoltà. Tutto autentico e sentito quello che ho letto..aggiungo solo una cosa se posso: quando i raggi di sole colpiscono quei piccoli frammenti di cristallo ormai privi della forma iniziale…brillano ancor più di prima e danno luogo ad un riverbero luminoso ricco di colori che riflettono in realtà la loro reale essenza, semplice e nitida. Sarebbe bello apprezzare, nella delusione dello smacco, quei colori riflessi sulle pareti (sperando che la portata non sia costata quanto un rene!) e ripartire; consci del fatto che restano gli altri cinque calici (o undici a seconda della portata..)da trattare con delicatezza e attenzione…sempre che sia possibile farlo! Un abbraccio.

  2. 2 osolemia 28 febbraio2008 alle 3:57 pm

    🙂
    vero

    cmq
    per non dare adito a dubbi o a interpretazioni sbagliate, in realtà l’amico di cui parlo all’inizio non c’entra niente con il resto della storia, nemmeno con la storia dei frammenti, tanto meno con quella del cinismo.

    grazie e torna a trovarmi qui!!!
    baci

  3. 3 Pino 29 febbraio2008 alle 1:31 pm

    L’amico di cui parli all’inizio c’entra sempre! E’ inutile che accampi scuse!🙂

  4. 4 osolemia 29 febbraio2008 alle 1:47 pm

    no! lo giuro! non c’entra più🙂


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