La dignità della vita

La vita è più forte di quanto pensiamo, si attacca, si incrosta alla nostre cellule, ci pervade, ci anima, ci spinge a lottare per amore e per sopravvivenza, ci fa superare ostacoli, pericoli, difficoltà. Ci fa sognare e piangere, ci fa desiderare il meglio per noi e per chi amiamo. La vita … è lei che sceglie noi e non il contrario, è lei che ci governa, noi non la gestiamo, noi possiamo solo rispettarla. La nostra, quella degli altri. Dalla nascita alla morte. E questo rispetto non può svilupparsi a pieno senza che le sia prima riconosciuta una profonda e insondabile dignità.

Permettete alla famiglia di ricordarla quando era ancora bella e forte, permettete che nella memoria non resti l’immagine di un letto di ospedale, degli infermieri, dei camici bianchi, dei tubi, delle medicazioni, delle spugnature, dell’immobilità, della impossibilità di manifestare emozioni e sentimenti, dell’anaffettività.
Date alla famiglia una tomba su cui piangere finalmente quelle lacrime che sono rimaste troppo a lungo intrappolate agli angoli delle palpebre, imprigionate tra le ciglia.
Restituitela alla Sorella Morte che ha preso la sua anima da tempo ed è ora che si ricongiunga con il corpo.
La compassione, la pietas, la dolcezza nel liberare quel che è ormai solo un guscio vuoto e di restituirlo alla sua dignità di persona e di essere umano sono la vera forza di un padre che ha lottato, non per un suo egoismo, ma per compiere un atto d’amore, l’ultimo verso una figlia sfortunata. Ha scelto la via della Legge, rispettandola ma al tempo stesso cercando di migliorarLa, perché Essa sia tutela di diritti civili (per tutti quelli che si troveranno in analoghe situazioni) e non una gabbia.
Tuo padre ha lottato per te, Eluana. Permettiamole di essere fiera di lui che non ha perso la speranza, la speranza di aiutarla nel modo che era più affine a quelli che erano il pensare e credere di sua figlia. Solo questa è la speranza che è ultima a morire.

Ciao Eluana,
grazie Beppino

“…Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre, perché hai già vinto, lo giuro, non ti possono fare più niente… La vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere, la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare, la vita è così grande che, quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire” –Sogna ragazzo sogna, R. Vecchioni

12 Responses to “La dignità della vita”


  1. 1 pani 10 luglio2008 alle 2:42 pm

    francamente io capisco poco, anzi non condivido le critiche piovute su questa decisione. Mi sembrano piuttosto incoerenti. In questo caso non si tratta di eutanasia. Eluana è in non vita, trattenuta qui solo artificialmente. E non si sa perché.

  2. 2 donnaemadre 10 luglio2008 alle 3:18 pm

    Io sono favorevole all’eutanasia: non ho capito cosa ci sia di rispettoso della vita nell’obbligare un essere umano a una sofferenza senza speranza, ridotto a una larva in balia di tutto e tutti.
    Non capisco perché l’aborto sì e l’eutanasia no.
    Non capisco perché un bambino sano e libero con tutta una vita davanti si possa uccidere, e una persona sofferente senza soluzione di continuità, o comunque ridotta a un guscio vuoto che aspetta solo di morire debba essere artificialmente costretta a quella non vita. Non debba avere il diritto a morire neanche quando lo chiede in ginocchio (si fa per dire, perché queste persone non possono neanche mettersi in ginocchio).

    Cancello e ometto tutto il resto che avevo scritto: troppo crudo. E forse pure off topic.

  3. 3 petronilla 10 luglio2008 alle 3:19 pm

    Io sono semplicemente d’accordo con ogni parola che hai scritto, e mi unisco a te nel ringraziare il padre di Eluana.

  4. 4 pani 10 luglio2008 alle 3:39 pm

    proprio così diemme, ma in questo caso, quello che stride è che si protesta per qualcosa che non esiste. C’è un corpo tenuto in vita artificialmente, alimentato con un sondino, con pratiche che probabilmente qualche decennio fa non erano nemmeno disponibili. Se la vita è veramente di Dio, credo che la decisione sia già stata presa da tempo. Siamo solo noi ad opporci.

  5. 5 Pino 10 luglio2008 alle 7:24 pm

    Ho molti dubbi sull’argomento. Eluana è in stato vegetativo non in coma irreversibile. Lo stato vegetativo è una condizione di veglia priva di reazione agli stimoli. Si può parlare di vita quando ci si riferisce ad una persona in stato vegetativo? Una persona in stato vegetativo sbadiglia, deglutisce, borbotta, fa piccoli movimenti del capo e degli arti. Ma questi sono solo riflessi.Una persona in stato vegetativo può respirare autonomamente ma non ha interazioni con il mondo circostante. Mi chiedo…questa è vita? Ma mi chiedo anche…possiamo fare una classifica della vita? E’, cioè, questa una vita di serie B? In realtà non si sa cosa prova una persona allo stato vegetativo…sente le voci delle persone che le parlano? prova emozioni? Se consideriamo che la vità è vita in tutte le sue forme, allora anche questa è vita, per cui sospendere l’alimentazione equivale ad uccidere la persona. Se questa non è vita dobbiamo capire cosa è. Una persona che c’è ma non c’è, vive e muore allo stesso tempo. Come ci comportiamo? La facciamo morire di fame e di sete fino a che non si spegne come novello Ugolino che però non ha neanche le carni dei figli di cui cibarsi per prolungare l’agonia? Non lo so… non ho risposte.

  6. 6 osolemia 10 luglio2008 alle 9:05 pm

    in conclusione, pino, è come dare acqua a una pianta morta. puoi cambiarle il vaso, puoi esporla al sole, puoi provare a “rianimarla”, ci mancherebbe! puoi desiderare che viva, non lo puoi pretendere. ti ostineresti ad innaffiare una pianta che non dà frutto? una pianta secca, arida, che non è più viva?

  7. 7 pani 10 luglio2008 alle 9:25 pm

    si tratta di egoismo, tutto qui.

  8. 8 petronilla 11 luglio2008 alle 7:14 am

    Si tratta anche della paura altrui di accettare la morte come fine della vita e non come sua antagonista.
    Si tratta anche della mancanza di umana carita’, di empatia verso il prossimo.

  9. 9 pani 11 luglio2008 alle 7:41 am

    è anche la nostra paura di accettare la morte come qualcosa di ineluttabile. In fondo, che si creda o meno in qualcosa di superiore, la morte è solo un aspetto della vita.

  10. 10 Pino 11 luglio2008 alle 7:29 pm

    Ripeto che Eluana non è in coma irreversibile ma in coma persistente il che non esclude la possibilità, per quanto remota, di uscire dallo stato in cui si trova.
    Cara Osolemia il discorso che fai te non è del tutto corretto: Tu dici:

    “puoi cambiarle il vaso, puoi esporla al sole, puoi provare a “rianimarla”, ci mancherebbe!”

    Dalle tue parole si evince che nel caso Englaro si stia portando avanti da tempo un accanimento terapeutico che ritieni ingiusto nei confronti della ragazza. Eppure in questo caso, a differenza degli altri degli ultimi tempi, non c’è la minima forma di accanimento terapeutico. Lei viene semplicemente alimentata e dissetata. E’ questa una forma di accanimento? Non mi sembra neanche un atto medico, ma un semplice gesto di carità. Un semplice atto di umanità.
    Ed ancora continui dicendo:

    “puoi desiderare che viva, non lo puoi pretendere.”

    E’ qui proprio il punto Eluana non è morta, Eluana è viva. Io non desidero che viva, non lo pretendo perchè Eluana lo fa già. Oddio, mi rendo conto che la sua è una condizione grave, difficile ma è pur sempre viva. E’ forse il suo stato privo di dignità? Affatto. La dignità è una qualità propria, intrinseca della vita, non è qualcosa che si può acquistare al supermercato. Non è che prima dell’incidente la sua era una vita degna e ora non lo è più.
    Mi trovo, perciò, in accordo con il comunicato stampa dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Milano (OMCeO Mi)di cui ti riporto uno stralcio:

    “L’OMCeO Mi è però altrettanto cosciente che, come è già successo per altri casi che hanno toccato le emozioni più profonde degli italiani, il singolo dramma umano è stato usato a pretesto per mettere in discussione principi fondanti la nostra società.
    L’OMCeO Mi identifica e riassume questi principi in quello della sacralità della vita a cui viene contrapposto il concetto di
    qualità di vita. Tutt’altro concetto che, anche dal punto di vista giuridico, trasforma il bene vita in un qualcosa di proprietà
    dell’individuo o del suo tutore. Un concetto che travolge la stessa idea di società umana, il cui riferimento si sposterebbe dalla relazione tra le persone alle singole persone con le proprie egoistiche necessità.”

    Si confonde la sacralità della vita con la qualità della vita. La vita di Eluana non va più vissuta perchè ormai è in quello stato, poverina, abbondonata a se stessa, senza contatti con il mondo circostante, alimentata da una macchina! La vita è in quanto tale non in base a come viene vissuta o in base alle condizioni in cui la viviamo.

    “in conclusione, pino, è come dare acqua a una pianta morta.”

    Anche Salvatore Crisafulli era, come dici tu, una pianta morta eppure un giorno, grazie all'”egoismo”, cui si riferisce Pani, dei suoi familiari ha detto “ma-ma”…

  11. 11 osolemia 11 luglio2008 alle 7:38 pm

    No, io ritengo giusto il testamento biologico.

  12. 12 FRANCESCA 13 luglio2008 alle 9:24 pm

    LEGGETE LEGGETE PURE, VALUTANDO ATTENTAMENTE. TRATTO DA AVVENIRE 12 LUGLIO 2008

    «Salvatore sentiva, ma nessuno lo capiva»
    La testimonianza di Pietro Crisafulli: suo fratello è rimasto in coma per oltre due anni Per i sanitari non sentiva più nulla, invece …
    Salvatore Crisafulli è tornato a soffrire alla notizia del decreto della Corte d’Appello di Milano che permette di interrompere ali­mentazione e idratazione a Eluana Englaro. Sente ancora vivo il ricor­do di quando lui stesso si trovava in stato vegetativo e nessun medico voleva credere che si sarebbe ripreso: «Lo davano per spacciato – rac­conta il fratello Pietro – ma noi familiari vedevamo che piangeva, a­vevamo il sospetto che potesse ca­pire, ma venivamo regolarmente ca­tegoricamente disillusi dai medici. Ma quando si è svegliato, Salvatore ha potuto rivelare che sentiva tutto, e che poteva solo piangere per farsi capire».

    Il caso di Salvatore venne alla ribal­ta mentre il mondo assisteva impo­tente alla vicenda di Terri Schiavo, la donna statunitense in stato vegeta­tivo che nel 2005 fu lasciata morire dopo una serie di ricorsi giudiziari. «Salvatore conosceva la vicenda per­ché vedeva i notiziari televisivi – continua il fratello Pietro –. Era in stato vegetativo dal settembre 2003, dopo un incidente stradale quando aveva 38 anni. E tutti i medici ci di­cevano che non c’era nulla da fare, persino i luminari da cui lo abbiamo fatto visitare (anche all’estero) era­no concordi. Ricordo in particolare un viaggio in Austria, da cui evidentemente Salvatore si attendeva mol­to: quando il professore stabilì che non avrebbe avuto più di 3-4 anni di vita, non solo pianse, ma cominciò a star male, gli venne la febbre».

    Tuttavia passata l’emozione del ca­so Terri, i riflettori tornarono a spegnersi. «Non ce la facevamo più a reggere l’angoscia e la solitudine in cui come famiglia eravamo abban­donati – racconta ancora Pietro Cri­safulli –. Fu allora che per protesta­re dissi che gli avrei “staccato la spi­na” se non avessimo trovato aiuto. Sono parole di cui poi mi sono pen­tito, ma per capire bisogna cono­scere il grado di disperazione cui possono giungere i familiari di que­ste persone » . Tuttavia qualcosa si mosse: «L’allora ministro della Salute Francesco Storace si attivò e tro­vammo un ricovero in una struttu­ra attrezzata per una vera riabilita­zione. E per tre mesi Salvatore ot­tenne quell’assitenza che nessuno gli aveva mai dato prima: lì col tem­po hanno capito che era cosciente e nell’ottobre è uscito dal coma».

    Iniziava un nuovo percorso, aperto alla speranza anche se ancora difficoltoso: «Per i primi 18 mesi l’assi­stenza è stata buona, poi è andata scemando, tra intoppi burocratici e carenze di fondi. Ma Salvatore con­tinua a migliorare: ora muove an­che le spalle e le dita dei piedi. E so­prattutto può comunicare». Al mat­tino, quando è più fresco, «riesce a parlare con la sua voce. Nel pome­riggio, di solito, utilizza due diffe­renti sistemi elettronici per trasmetterci il suo pensiero. Adesso per esempio sta scrivendo un comunicato proprio sul caso di Eluana». Un caso che non può non colpire chi è passato attraverso un percorso a­nalogo: «Parlando di Terri Schiavo, Salvatore ci ha detto che si rendeva conto di essere in una situazione simile ».
    Ora Salvatore «ha una voglia di vi­vere incredibile, ha fiducia di poter migliorare ancora – aggiunge Pietro Crisafulli –. Stiamo preparando un viaggio in Florida, perché abbiamo saputo che c’è una terapia iperbari­ca che potrebbe fargli recuperare un 30% delle sue capacità. Dobbiamo sempre avere fiducia nelle possibi­lità della scienza medica nel futu­ro ».

    Dalla vicenda del fratello, Pietro Crisafulli ha ormai tratto molta esperienza:
    «Conosco 837 casi di per­sone in stato vegetativo, credo di po­ter affermare che almeno 350 di questi sono in grado di capire quel che succede loro intorno ma non riescono a comunicare in alcun mo­do. Proprio oggi (ieri, ndr) so che un uomo di 36 anni, in stato vegetativo dopo un incidente stradale da nove anni, si è svegliato e ha mosso le di­ta per scrivere. è fuori di dubbio che la ripresa di questi malati è lunga e incerta, ma la speranza non va mai abbandonata. E le famiglie vorreb­bero che la politica non fosse orien­tata verso una cultura di morte, ma a garantire i sostegni cui le persone disabili gravi hanno diritto».

    ENRICO NEGROTTI (Avvenire)


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