L’asino a due piani

Brutta giornata. No, non brutta. Pessima. Pessimerrima. Neanche la passeggiata in centro e lo shopping (nemmeno ben riuscito – a dire il vero – data la nota pochezza di mezzi di chi studente non è più ma il mondo del lavoro ancora lo rifiuta) erano riusciti a placare i nervi. Già, proprio una brutta giornata.

E poi, mezz’ora in piedi, sotto la pioggia, ad aspettare l’autobus alla fermata di fronte alla pasticceria siciliana, la patria delle leccornie più golose che abbia mai mangiato… mi sentivo come in un girone dell’inferno, condannata a patire le intemperie dell’inverno e a schivare le onde anomale sollevate dagli pneumatici in corsa su quella striscia di asfalto che mi separava dal paradiso perduto, quella pasticceria… che guardavo, spiavo, dal bavero alzato del cappotto, sotto l’ombrello aperto.

“Ti prego, arriva presto”.

Invocavo l’arrivo dell’autobus, per scampare alla pioggia, per non dover morire annegata dalla mia stessa acquolina in bocca…

L’autobus – incredibile!!! – arriva.

Zuppa come poche altre volte, salgo su quella scatola di sardine su quattro ruote, mi rifiuto ti obliterare il biglietto (anche perché avrei dovuto camminare sulle teste delle altre sardine, lanciare un urlo alla Tarzan, usare le sciarpe della gente come liane, farmi mordere da un ragno con un veleno speciale sperando che integri il suo DNA con il mio in modo da diventare una Spiderwoman, sparare le mie ragnatele sul tetto del veicolo e raggiungere – stremata – la macchinetta che avrebbe timbrato il mio biglietto. Certo… nel frattempo che si svolgevano tutti questi film, sarei già arrivata a casa…)… dicevo?… dunque, non timbro il biglietto, indosso gli auricolari per sentire la mia musica preferita. La musica, la musica mi rilasserà e salverà questa giornata.

E invece no. Il lettore mp3 non funziona. Mi ha salutato… Avrà deciso di fermarsi alla pasticceria siciliana. Beato lui.

Dunque sarò costretta a sentire le chiacchiere delle altre sardine, stipate come me su quell’autobus. Ma… non c’era l’espressione: “muto come un pesce”? E perché ste sardine qua stanno sempre a chiacchiera’?

Mentre un’anziana signora tenta di abbordare una giovane ucraina e di convincerla a farle da badante promettendole di trattarla con rispetto (…ma… dico io… rispetto… ma… a me pare scontato! ci manca solo che si senta autorizzata a trattarla come schiava… vabbé), dal fondo dell’autobus comincia a levarsi la voce di uno straniero con vago accento napoletano che urla: “Capita’, famm’ scenn’!”, una, due, tre, quattro volte, urla :”Capita’, fammi scendere!”.

Siamo lontani dalla fermata, c’è traffico, il semaforo è rosso, ma quest’uomo dalla nazionalità non identificata (un UFO?) continua a urlare che vuole scendere, fregandosene altamente e – ovviamente – non renendosi affatto conto di essere uno (scusate, ma quanno ce vo’, ce co’) scassamaroni tale che i timpani di noi passeggeri invocavano l’eutanasia!!!

Ancora urla all’autista, con tutta la voce che ha: “Capita’, famm scenn!”.

Si alza allora un’altra voce maschile, ferma, sicura, ironica, che non tradisce rabbia, forse un po’ di esasperazione:

“Capitano! Apri ‘ste porte, ché qua c’è uno che ha fretta d’anna’ ar manicomio!”.

Le porte si aprono e lo scassamaroni urlante scende.

Ma la sorte restituisce sempre ciò che toglie……….

Sale infatti una nonnina veramente dolciiiissssssssssssssssima, che resta in piedi, vicino al conducente e comincia a stressarlo: “Io mi metto qua, eh, non mi dica niente, ma io la devo controllare, che io sono anziana, ma ci tengo alla pelle, voi guidate come dei pazzi… ecco, vede? Lei anziché tenere il volante con due mani, sta sempre col cellulare in mano!!! Ma mentre lavora non si deve distrarre ché lei ha la responsabilità di tutte queste persone, e poi… cosa? Cosa vedono i miei occhi!!! Il giornale!!! Lei ha il giornale sulle gambe!!! Ma che fa? Legge il giornale  mentre guida? Ah, lei mentre guida legge? Parla al telefono, manda i messaggi?? Lei è un pazzo che non sa quello che ci fa rischiare e io mi rifiuto di farmi trasportare da gente così!!”

“Signora, allora scenda e prenda il prossimo”, le risponde stanco l’autista.

“Scendere? L’ho aspettato per un’ora e adesso lei mi fa la cortesia di guidare come deve guidare!”.

Neanche a farlo apposta, un motorino taglia la strada alla nostra scatola di latta, l’autista frena bruscamente, e tutte noi sardine scivoliamo in avanti.

La nonna sardina comincia a urlare: “Ha visto? Ha visto? Lei si distrae e poi…”

“Signora, non ho colpa, o frenavo o lo mettevo sotto a quell’imbecille”.

La signora fraintende, non capisce che “imbecille” è riferito al ragazzo sul motorino… “Imbecille? Imbecille a me???? Allora sa che le dico????? Che lei è un asino!!! Lei è un ASINO A DUE PIANI!!!!”

2 Responses to “L’asino a due piani”


  1. 1 Lady Ginevra 7 febbraio2009 alle 8:45 am

    Troppo simpatiche le nonnine, e soprattutto, QUANTO HANNO RAGIONE! Vado a segnalare questo post a Pan, che ha OSATO SOSTENERE di aver viaggiato più che comodamente sugli autobus romani…

  2. 2 pani 7 febbraio2009 alle 2:39 pm

    un asino a due piani! Forse è un incrocio con una giraffa.
    Per adesso, sugli autobus romani ho sempre viaggiato più che comodamente e queste scene le ho viste invece negli autobus della mia città. Ai tempi della scuola ricordo che spesso saliva una strana coppia di anziani e quando lui le faceva fretta (Su, muoviti che dobbiamo scendere!) lei replicava: “Un attimo, che sto pisciando!”. e scendevano tutti e due, lasciando un rivolo nel pavimento a binari.
    In fondo, gli autobus sono condomini in miniatura.


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