Aperitivo con Bulgakov

Ormai è diventata un’abitudine, che finirà solo quando sarò arrivata all’ultima pagina. Ogni giorno un racconto di Bulgakov, autore scoperto grazie a un amico che non è più nella mia vita ma che, appunto, mi ha lasciato un altro amico, un collega. Cosa mi avresti detto, oggi, Bulgakov? Proprio oggi che ho firmato la mia candidatura a un incarico lavorativo dalle non poche responsabilità. Leggo gli appunti (Appunti di un giovane medico) che hai lasciato, scritti da un giovane che capiva bene come ci si sente in certe situazioni, quando si passa dal libro all’atto pratico avendo alle spalle ancora poca esperienza nonostante la grande volontà, quando si decide e si interviene, quando sai cosa va fatto ma devi imparare a farla facendola, quando bisogna difendersi prima ancora di aver dato una risposta, quando per dirla devi scegliere di indossare gli occhiali per avere un’aria più compassata e credibile e per evitare il verificarsi di:” TOC TOC. Avanti. Oh! Mi scusi! Cercavo il dottore! Beh, signora, l’ha trovato. Il medico è leeeeei?!?!?!?!?!? Crede che altrimenti sarei seduta in questo ambulatorio da questa parte della scrivania?”; quando, ancor prima di ottenere la fiducia degli altri, bisogna trovarla in se stessi.

Ah, Michail, anche stasera aperitivo insieme… leggendo te, forse mi par meno dura.

4 Responses to “Aperitivo con Bulgakov”


  1. 1 pani 28 settembre2009 alle 9:12 pm

    e tutto questo tempo dove eri finita?

  2. 2 Diemme 29 settembre2009 alle 6:12 am

    Mi fa sorridere, ma un sorriso triste, questo fatto che quando si cerca un professionista ci si stupisce che sia una donna, e non ispira fiducia se giovane.

    Mi ricordo un aspirante rappresentante, miseramente fallito, che entrò in un negozio chiedendo di poter parlare con il direttore. La giovane signora dietro il banco gli rispose: “Sono io” e lui, stupefatto, esclamò “Ma lei è una donna!”.

    Ve lo devo dire che non riuscì a venderle nulla?

  3. 3 osolemia 29 settembre2009 alle 10:24 am

    Esatto, Diemme.
    Pensa, quest’estate, durante la sostituzione di un medico di famiglia, sono stati in pochi a chiamarmi “dottoressa”. Si sedevano di fronte a me dicendomi:”Come devo chiamarla, signora o signorina?” io rispondevo:”Non importa che sia signora o signorina, mi chiami dottoressa” e loro:”Ah, va bene, dunque signorina, mi serve la ricetta per…”.
    Come mi diceva uno dei miei tutor: dovrai combattere per ottenere che ti chiamino dottoressa. Per un tuo collega maschio non si sarebbe assolutamente posto il problema, ma non permettere che ti chiamino signorina, è giusto che abbiano rispetto della tua professione e della tua professionalità.

  4. 4 Liviana 1 ottobre2009 alle 9:17 am

    Hai letto “Il maestro e Margherita” di Bulgakov?
    Una folle e divertente metafora della Russia comunista (e per questo messa al bando), ma anche una riflessione sull’amore vero ed imperituro.
    Se ti piace Bulgakov, adorerai questo libro anche tu!
    Ciao, L.


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