Archive for the 'estate' Category

“Il turbante viaggio d’istruzione”

Salgo in autobus, prendo posto, frugo nella borsa… nooo, ho dimenticato il lettore mp3, mi toccherà sorbirmi le chiacchiere dei passeggeri. Pochi, per la verità. Roma è ancora “in ferie” e sugli autobus sale solo qualche adorabile nonnina e la classica categoria di persone che non va mai in vacanza (perché con la testa lo è da una vita), quella dei “fuori come un balcone”, che grazie allo svuotamento della città, grazie alla dispersione dei pendolari in altri lidi, risultano improvvisamente più evidenti.

“Ooh, giovanotto, non preferisce sedersi accanto a una giovane?” domanda una dolcissima vecchina a un ragazzo sulla trentina appena salito a bordo, vestito di bianco dalla testa ai pie’. Sì sì, non è un modo di dire!!! Indossa un infradito bianco (eee, la mia amica me lo ricorda sempre che non bisogna fidarsi degli uomini che girano in città con l’infradito!), un pantalone bianco, una camicia bianca e una sciarpa bianca in testa arrotolata a mo’ di turbante.

“No, Signo’ – risponde quello – non mi piacciono le giovani che quelle non capiscono una m******”

“Ah, e va bene… ma lei è napoletano, come mai porta il turbante?”

“Perché? Non lo posso portare solo perché sono napoletano?”

“No, si figuri! Di solito lo portano gli indù!”

“E uno per mettersi il turbante deve essere per forza indiano?

“No, no, guardi, la gente, lei, per quanto mi riguarda, può fare come le pare!”

“Certo, che qua ci deve essere libertà! A quelli che tolgono la libertà io… Signora, non sa che gli farei!”

“No, no, ma vede, qui c’è libertà. Finché non fanno leggi per proibirlo noi potremmo indossare tutti i simboli come ci pare e piace.”

“Signora, guardi, lei mi sta simpatica. Sa perché porto il turbante? Perché finché porto il turbante vuol dire che dio c’è!”

“Ah… il turbante… dice?”

“Certo, il turbante! Perché io a dio ci credo, a quello sì, finché ho il turbante vuol dire che dio c’è. Lo so che c’è! Ma i preti, ah, quelli mi fanno schifo, io ai preti non ci credo, quelli rubano, si prendono i soldi.”

“Guardi – risponde sempre con garbo la dolce nonnina – io un po’ la penso come lei, so che dio c’è, ma in fondo dei preti non mi importa niente, e poi ci sono anche quelli buoni.”

“E no, signora. Il Vaticano com’è cominciato così finirà. Vedrà! Tutto ha un principio e una fine e manca pochissimo alla fine”.

Mentre pronuncia queste parole dall’acre sapore apocalittico, l’autobus si trova proprio alle spalle der Cuppolone, c’è un po’ di tensione a bordo, perché in città sarà pure sbarcato l’esercito come in Normandia giusto qualche annetto fa… però sugli autobus nessuno protegge i viaggiatori… e il livello di insicurezza è pari a quello che c’era prima…

Il ragazzo con-turbante si alza e comincia a urlare: “La gente come voi favorisce questo schifo di Vaticano e la chiesa, voi siete che lo favorite, perché vi fate rubare i soldi da loro!!! Ma è giunta la fine!!! La fine!!! E mò, con questi soldi, il Papa … che poi chi è il Papa, uno che si veste di bianco! E allora pure io so’ il Papa e pure io posso parlare, come lui, lui sul balcone io sull’autobus! Posso parlare!!! E posso dire che lui, quelli come lui, maschi e femmine, coi soldi ci si devono pulire il c***!!!”

Manca ancora un bel tratto alla fermata, però l’autista apre lo stesso le porte dell’autobus proprio davanti all’ingresso dei musei vaticani. Il ragazzo scende senza nemmeno rendersi conto se quella fosse o no una fermata. E mentre tutti noi tiriamo un sospiro di sollievo, sentiamo l’autista borbottare: “E mò, vagli a citofonare, digli che deve fa’ coi sordi nostri che almeno t’arestano e poi puoi parlare dar buco de ‘na cella!”

Che vita sarebbe senza ispiranti viaggi di istruzione in bus?

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concavità

Vorrei donarti ogni notte

uno spicchio di luna

un’amaca lucente

e cullarti

versare

nelle concave mani

lacrime distillate dal pianto

per inzupparci le stelle.

Osolemia, 19 agosto 2001

il materasso

Lo dice anche l’oroscopo. Devo riposare!

E infatti riposo… anche se son sveglia resto a godermi il letto…

come cantava qualcuno qualche anno fa…

una nuova disciplina olimpica e una “s-fricassea” di mani e avambracci

Solo pochi post fa decantavo la bellezza della corsa su un percorso di montagna, del perdersi nella natura, di rimirar l’orizzonte e recuperare forze, salute ed energie… ma ieri, ah, ieri addirittura mi sono inventata una nuova disciplina olimpica: tuffo su asfalto con un avvitamento e mezzo e ruzzolamento su rovi e scorticamento su sterpaglie. Ebbene sì. Dopo i primi tre chilometri in salita e la sosta alla fontana, finalmente era arrivato il momento della discesa, ma il piede sinistro ha trovato un pessimo appoggio su un piccolo tratto di strada dissestata e così mi sono ritrovata in scivolata sull’asfalto, con le mani e le braccia ben protese in avanti e “mi sono fatta la fiancata” procurandomi graffi su tutto il lato sinistro (senza importanti conseguenze per fortuna). Ma subito dopo la scivolata, la “corrente” mi ha spinto a ruzzolare sui rovi che costeggiano la strada, riempiendomi di spine a destra e a manca. Poi finalmente il mio corpo – di cui non ero più padrona – ha deciso di fermarsi su sterpaglie e brecciolina che si è infilata nelle ferite che mi ero procurata durante il tuffo su asfalto. Così, tornata a casa, ho allestito un piccolo ambulatorio sul tavolo della cucina, ho preso tutto il necessario tra disinfettanti e soluzione fisiologica, garze e cerotti, pinzette e aghi, ed ho cominciato l’intervento di rimozione di spine, pelle morta, sassolini e pagliuzze. Un lavoro certosino che però ha portato ad una pulizia delle ferite veramente perfetta … e sebbene dolorante e con qualche sintomo neurovegetativo (visto che certo non potevo anestetizzarmi) ero molto soddisfatta del risultato!

Nel frattempo mia sorella tesseva lodi alla pigrizia.

Le notti d’estate

Le notti d’estate sono tali ovunque. Sono tali per la spensieratezza, per il “friccichìo della luna”, per la leggerezza degli abiti e dei passi di chi li indossa.

Sono magiche nei ruoli degli uomini che guardano le donne così solari e profumate, così fresche e delicate e che si perdono nei loro sorrisi e nelle loro mani… e disegnano intrecci di sguardi e gli occhi si aprono alla luce delle stelle. Come sono belli gli uomini e le donne in estate!

Le notti d’estate hanno l’allegria dell’infanzia, sono acquerellate con tratti giocosi, ebbre di sogni e meraviglia.

E sono così, sono uno stato mentale. Che tu sia seduto su una panchina al belvedere, in riva al lago, intorno ad un falò, col naso in aria ad aspettare un artificio di fuoco, in un caffé a sorseggiare l’espressino notturno, a rinfrescarsi con una granita sul lungotevere, in balcone a tessere chiacchiere sincere e generose con un’amica di cuore, con gli occhi al cielo a desiderare una stella cadente, una meteora che forza l’orbita che la Fisica le impone per regalare un emozione.

sogno estivo

estate 1998 – Ricordo di Nizza

SOGNO ESTIVO

Al pianto più mesto

rispose l’eco del vento

con parole più nuove

e pensieri più veri.

E durante il cammino,

tra gli alberi in fiore,

le sussurrò qualcosa,

le parlò d’amore.

Il sorriso più antico

lo ricordò solo allora

tra gemme di pianto

e fior di cristallo.

E sulle ciglia nere

si posò la sabbia

all’abbraccio del mare

nella notte più fonda.

Il suo respiro nel vento

rimase lo stesso

tra ricordi di fiabe

e disegni di boschi

Le tese la mano,

la strinse nel buio,

volò tra le onde

nel mare stellato.

Sembrò solo un sogno (e forse lo fu)

durò come il lampo: non c’era già più.

(osolemia, estate 1998, Nizza)

terra

Svégliati al tramonto

per godere della notte.

Occhi che brillano nel buio

ci invitano a danzare

a piedi nudi

sulla terra brulla.

E tra le dita

non sento più calli

ma, leggera, calpesto

l’umida zolla.

Svégliati a notte fonda

e semina gioia al tuo passaggio.

Le stelle veglieranno

sulle nostre case.

Ma noi torniamo alla terra

che, materna,

ci accoglie.

Svégliati quando tutti dormono

e nessuno può disturbare

il tuo girotondo,

i tuoi giochi

su una giostra di profumi e ricordi.

Non senti il richiamo della terra?

Non senti con quanto amore

ti invita a posare i tuoi piedi nudi

sulle sue pietre, sulle sue spighe,

sopra i suoi campi?

(osolemia, 19 agosto 2001)


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