Archive for the 'Uncategorized' Category

ieri alle ore 15:30 circa ho udito queste parole rivolte a me dal Presidente di commissione, nonché Preside di Facoltà:

… LA PROCLAMO DOTTORE MAGISTRALE IN MEDICINA E CHIRURGIA…

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AAA: tempi migliori cercasi

pausa dal blog … o meglio, dai post.

Vicende universitarie, para-universitarie, ma soprattutto domestiche (ovvero: la disonestà e l’inciviltà di certa gentaglia) richiedono ogni singola “goccia” della mia energia e attenzione.

Arriveranno tempi migliori.

Cronache da un viaggio: di spintoni, di parole che degenerano, di malori di controversa origine e di insurrezione popolare

Arrivo in largo anticipo. Per una volta anche l’autobus non si fa attendere troppo. Non ho bagagli ingombranti, solo uno zainetto che porto a bordo. I posti avanti, quelli delle prime 7 o 8 file, sono riservati ai passeggeri che hanno provveduto alla prenotazione giorni prima, ma l’autista garantisce che in fondo i posti sono liberi. Messaggio che deve essere sfuggito, benché ripetuto uguale ad ogni passeggero, a una brillante ottantenne che comincia a spingermi. Agisce alle mie spalle, mentre sono nel corridoio dell’autobus, sollevando il mio zaino, quello che portavo sulla schiena, con il manico del suo bastone. E spinge. Una, due, tre volte. La tolleranza ha un limite. “Signora, è inutile che spinge, lo sa? Se le persone che sono in fila davanti a me non si siedono, la sua spinta è inutile, mi fa solo male ma certo non può avanzare”. “E che so’ cretina io? So’ vecchia, ma no ‘nzalanuta (rimbambita). Qua i posti so’ tutti prenotati, ma io so’ senza prenotazione e allora mi voglio sedere prima che arrivano i prenotati”. Bene, la signora sostiene di non essere ‘nzalanuta, ma la sua furbizia non mi pare affatto questo granché. Intanto continua a spingere, poi comincia a lamentarsi: “Oh, ma io so’ vecchia, ohimmé, e qua non ci sono posti, ma io c’ho il cuore, c’ho le gambe (… -e meno male!! – avrei voluto aggiungere io, ma il ragionamento si faceva troppo articolato per la sedicente non-‘nzalanuta), e mica posso stare tutto il viaggio in piedi?“. Infatti, le avrei voluto dire, cara signora mia, mi sa che il viaggio in piedi non glielo fanno proprio fare!

Intanto la fila comincia a esaurirsi, mi siedo al primo posto libero, sempre dal lato del finestrino come piace a me, e vedo la signora andare a sedersi qualche posto più in fondo con mia somma gioia. Ma la sento blaterare: “Ah, ma allora sti autisti so’ disonesti! Riceren’ ca i post eran tutt prenotat! Ah, ma allora so’ loro ca so’ ‘nzalanut’! Ma qua i posti ci so’! Ah, ca fors m’han vist vecchia, si crerrer’n ca era ‘nzalanuta e han penzat: ma sta vecchia ndu s’abbìa! TRADUZIONE: “Ah, ma allora questi autisti sono disonesti! Dicevano che i posti erano tutti prenotati! (- no, non dicevano affatto così -) Ah, ma allora sono loro ad essere rimbambiti! Qua i posti ci sono! Ah, ma forse mi hanno visto anziana, credevano che fossi rimbambita e avranno pensato: ma questa vecchia dove vuole andare!”  Ovviamente inutile tentare di spiegare che, invece, agli autisti dell’età e della salute mentale e auricolare dei passeggeri importa poco, mentre è nel loro interesse (o se non altro nell’interesse della ditta di trasporti) che l’autobus sia al completo… 1 persona=1 biglietto, 100 persone=100 biglietti.

Mancano 10 minuti alla partenza. Arrivano ancora passeggeri. Due signore di mezza età salgono in tutta fretta, affannate, chiedono quanto manchi alla partenza, si siedono tra le prime file. L’autista chiede loro di favorire la prenotazione. Apriti cielo. Le due dame, A e B, cominciano a dar fiato alle trombe senza neanche dare all’autista il tempo di rispondere. Signora A: “La prenotazione? Che è sta novità? Ma noi viaggiamo da sempre con questo bus, ma quando mai la prenotazione?”; B: “Eh, ma infatti, ma ti ricordi che due anni fa (come se in due anni le cose non possano cambiare) siamo venute a Roma e non c’era tutti questi problemi”; A: “Infatti! Ché poi, io, a dire il vero, manco mai l’ho vista guidare su sto pullman!” (questo riferendosi all’autista… e uno strano cerchio dorato e luminoso appare pian piano in corrispondenza della sua testa, e degli strani affari piumati gli crescono simmetrici sulla schiena… e si comincia a sentire odor di santità); B: “No, ma io mò mi sono seduta e non mi importa, se volete partire partite, ma io non mi alzo”; A: “Io non mi sposto, né scendo!! Mò ci manca solo che ci lasciano qua! Me lo pagano loro l’albergo se devo restare a roma?”.  Finalmente, dopo tante chiacchiere esagitate, A e B concedono all’autista diritto di replica: “Signore, i posti delle prime file sono riservati ai passeggeri che hanno pagato la prenotazione. C’è il cartello sul sedile, vedete? C’è scritto posto riservato! Ma tutto il resto dell’autobus è libero, potete scegliere un posto dopo la ottava fila”. A: “E mò ce lo dice? E mò la gente già si è scelta i posti migliori?” B: “Vabbè, andiamo, va’, sennò restiamo in piedi”. Una delle due decide di sedersi accanto a me. Lamenta di soffrire il mal d’autobus (e siamo ancora fermi in stazione), disprezza il servizio, i sedili troppo stretti, dice che le manca l’aria e, onestamente, con lei a fianco, comincia a mancare anche a me.

Il pullman parte. Prendo il lettore mp3, indosso gli auricolari, chiudo gli occhi e tento (invano) di rilassarmi. La signora accanto sgomita, si agita, come dicono al mio paese “NUN PIGLIA PACE”! E mette la maglia e sfila la maglia, e apre la zip della borsa e chiude la borsa, e mi chiede che ore sono e quanto dura il viaggio, e sfoglia la settimana enigmistica e chiude la settimana enigmistica, e vuole che chiuda la tenda perché batte il sole e poi però non vede il panorama, e dice che i giovani son tutti asociali per colpa delle cuffie nelle orecchie, e parla… ehm… urla al telefono ordinando al marito di scongelare la carne (ma perché non impara a mandare gli sms questa!!!), e ogni volta che apro il mio cellulare si sporge per spiare, e se converso al telefono commenta la discussione!!! Così non mi resta che accucciarmi sul finestrino, rannicchiarmi, darle le spalle e tentare di dormire. Il viaggio è lungo, vorrei solo stare in pace. La signora riceve una telefonata e racconta del suo pranzo: “…Ah, niente, figlia mia, giusto un paio di panini, così, tanto per non avere fame durante il viaggio. Ché devo stare leggera ché io soffro il viaggio in pullman! Giusto un panino con la mozzarella e le melanzane sott’olio e un altro con la frittata e i peperoni… Giusto due mezzi filoncini.”

Ché devo stare leggera ché io soffro il viaggio in pullman! Giusto un panino con la mozzarella e le melanzane sott’olio e un altro con la frittata e i peperoni… Giusto due mezzi filoncini.

Dormo per circa due ore. Poi sosta all’autogrill. Prima di scendere la signora accanto a me mi chiede: “Signorina, quest’autobus mi fa venire il mal di stomaco, ma non è l’autobus, è il posto (in effetti vale lo stesso per me con una tale compagna di viaggio… ma nel suo caso credo che lo stomaco stia semplicemente chiedendo la resa dopo il LEGGERO pasto), e allora… che dice… Crede che posso chiedere a qualcuno dei prenotati se vuol far cambio posto con me?”. Ci penso un attimo poi le do una risposta ferma e decisa: “Ma ceeeeerto Signora!!! E cosa aspetta!!! Lo chieda subito!!! (…e se non vuole farlo per lei, lo faccia per me!!! Ma a questo pensiero non ho dato voce)“. La proposta di scambio le viene rifiutata. Mannagggggggggggggggggg.

Dopo un quarto d’ora di sosta si riparte. Cerco di riaddormentarmi ignara che da lì a poco si sarebbe scatenata una rivolta, l’insurrezione popolare. C’è quiete, infatti, la classica quiete prima della tempesta. Si comincia a sentire un certo calore dal basso, i piedi e le gambe sudano, finché il caldo non arriva alla gola. L’autobus è al completo, con i riscaldamenti accesi si soffoca. La gente comincia a vociferare, sembra che organizzino i moti carbonari. All’urlo di un disperato : “Fa caldo!!!!”, un piccolo esercito di fanti parte minaccioso alla volta del posto del conducente. Quello che si poteva ottenere semplicemente chiedendo all’autista di spegnere il riscaldamento, viene preteso con modi duri e parole non proprio da ambasciator che non porta pena. Ora sono i toni a surriscaldarsi. La contrattazione sull’aria condizionata degenera. Volano parole quali civiltà, rispetto, decenza, e la mia testa fa un salto alla rivoluzione francese, mi immagino la Marianna con la bandiera rossa-bianca-blu e riecheggiano “liberté, egalité, fraternité”, e attendo che cada la testa di qualcuno. L’area di sosta dell’autostrada sembra un ottimo patibolo. Manca solo la ghigliottina, lo spettacolo sarebbe perfetto. Ma alcuni giovani impavidi si offrono di far da peace-keepers, volontari di pace in un contesto difficile. La tensione viene allentata. Di nuovo in marcia!

L’oggetto del contendere

Quante volte mi sono trovata in autobus, seduta al posto lato-finestrino, abbassavo il bracciolo che separa la coppia di sedili… e il passeggero seduto di fianco cominciava a sfrattare piano piano, poco a poco, il mio braccio dal comodo appoggio. Magari se non riusciva nell’impresa, aspettava che scendessi all’autogrill e… quando ritornavo al mio posto, lo trovavo incollato con la colla vinilica al mio bracciolo!!!

…In effetti il bracciolo centrale si trova un po’ in terra di nessuno e chi si siede dal lato del corridoio spesso crede di stare su un trono disponendo di entrambi gli appoggi, visto che di solito ne ha uno posizionato proprio dalla parte più esterna del sedile. Questo atteggiamento da tronista (n.b.: nessun riferimento a Maria De Filippi!!!) ce l’hanno soprattutto i panzuti cicciuti che necessitano di un buon sostegno per non rimanere incastrati e non cedere alla forza di gravità. Però poi a chi, come a me, piace il posto dalla parte del finestrino non resta che appoggiarsi sul finestrino, rannicchiarsi.

Ma oggi, sull’autobus che mi portava in Lucania, l’oggetto del contendere non c’era. Sparito. Eliminato! Sul nuovo mezzo della ditta che come tutte le ditte ti offre un passaggio a casa dietro pagamento di un biglietto più o meno congruo (beh, nel periodo in cui ci fu l’aumento del prezzo del pane, gli autisti giustificarono l’aumento della tariffa così :”Ormai è tutto più caro, anche il pane… e anche noi abbiamo delle spese e quindi…” e allora un viaggiatore rispose :”Ma perché? Forse questi autobus vanno a farina?”), insomma… sul nuovo modello di bus il sostegno tra i due sedili non c’è più! Che bello! Così non avrò più occasione di guardare in cagnesco il viaggiatore seduto a fianco a me! E mi rannicchierò sul finestrino lo stesso, ma senza desiderare ardentemente e per tutto il viaggio di ottenere la fruizione dell’appoggio conteso!

Almeno finché non troverò un altro oggetto da contendere! Sono un’indomita bisbetica!

L’uomo perfetto

Che la mia sia una fissazione non lo so, anche perché la perfezione non è esattamente quello che cerco in un uomo (tanto è impossibile trovarla se non sai cos’è… Se non sai cosa cercare, cosa cerchi?). Però conversando con un’amica abbiamo provato a stabilire quali sono la caratteristiche di un uomo che dobbiamo osservare e valutare per capire se è quello giusto per noi.

Lasciando da parte i parametri antropometrici (altezza mezza bellezza -ma l’altra metà della bellezza è altrettanto importante -, girovita, maniglie dell’amore&Co., peli nel naso&Friends – anche se questo non è un parametro antropometrico in effetti -) visto che de gustibus disputandum non est (ma vale anche la frase di Totò: de gustibus non sputacchiandum), visto che ogni scarrafon è bell a mamma soia, visto che chi si somiglia si piglia, e visto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (sì, questo non c’entra niente, METTEVO SOLO ALLA PROVA LA VOSTRA ATTENZIONE NELLA LETTURA!!! ih ih),

abbiamo deciso di occuparci e preoccuparci esclusivamente delle caratteristiche intellettive e spirituali (chi mi conosce capirà perché vivo ancora in singletudine… certo, dove trovo uno con una qualsivoglia caratteristica intellettiva che sia valutabile senza riccorrere a biopsia del cervello ed esame al microscopio? … ma d’altronde ho molta pazienza, qualcuno lo troverò).

ANALISI:

  • tipi un po’ ombrosi, persi nei loro pensieri, nei loro misteri. Non vanno bene, troppo distratti. Troppo intenti a ritrovar se stessi e a smarrirsi. Finisce che ti perdi pure tu. Dietro a un altro.
  • tipi dolci, premurosi, pieni di attenzioni, coccole e balocchi. Non vanno bene, troppo presenti, a tratti soffocanti. Servili. Ottimi per chi non ama i rapporti alla pari. Ma alla fine anche i caratteri dominanti con loro finiscono per annoiarsi perché dicono di sì a tutto. L’amore non è bello se non è litigarello! Il carattere ci vuole!
  • tipi mistici. Non vanno bene, non capisci mai se si prendono sul serio o se ti prendono per i fondelli con questa storia del misticismo … mah.
  • tipi iperattivi- in mille faccende affaccendati. Ok, ma devi avere pari energie.
  • tipi da salotto. Devi saper parlare di tutto, interessarti di tutto, conversare di tutto e partecipare ai loro gossip.
  • tipi da bar. No comment.
  • tipi intellettualoidi. Guai se non la pensi come loro (questi sono i peggiori perché si prendono sul serio veramente, non ti lasciano alcun dubbio… e cosa peggiore, non capiscono le battute… che relazione ci può essere senza un briciolo di saporita ironia?)!

Ci saranno sicuramente altre categorie, ma poiché le categorie lasciano il tempo che trovano, nemmeno ci siamo sforzate (my friend & me) di pensarle tutte.

La verità della perfezione sta in una cosa molto semplice. Cioè nell’unione. Nella sintonia. “Star bene insieme”. Ma prima di arrivare a stare insieme, come può una donna capire se quella è la persona giusta per lei (io me lo domando perché spesso ho scelto male, quindi ho dovuto elaborare una strategia)?

La conclusione del nostro lungo discutere e pensare è questa:

Sia esso un cavaliere o uno del contado,

che sia un superiore od uno di par grado,

l’uomo che è perfetto

è colui che prima o poi

stando al nostro cospetto

tira fuori il meglio di noi.

Voilà, pure la filastrocca da quattro soldi, per la serie: Stasera scopriamo l’acqua calda!!! …Ora chiedo ad Alberto Angela se me la manda in onda.

No, eh?

Va bene, la smetto.

La dignità della vita

La vita è più forte di quanto pensiamo, si attacca, si incrosta alla nostre cellule, ci pervade, ci anima, ci spinge a lottare per amore e per sopravvivenza, ci fa superare ostacoli, pericoli, difficoltà. Ci fa sognare e piangere, ci fa desiderare il meglio per noi e per chi amiamo. La vita … è lei che sceglie noi e non il contrario, è lei che ci governa, noi non la gestiamo, noi possiamo solo rispettarla. La nostra, quella degli altri. Dalla nascita alla morte. E questo rispetto non può svilupparsi a pieno senza che le sia prima riconosciuta una profonda e insondabile dignità.

Permettete alla famiglia di ricordarla quando era ancora bella e forte, permettete che nella memoria non resti l’immagine di un letto di ospedale, degli infermieri, dei camici bianchi, dei tubi, delle medicazioni, delle spugnature, dell’immobilità, della impossibilità di manifestare emozioni e sentimenti, dell’anaffettività.
Date alla famiglia una tomba su cui piangere finalmente quelle lacrime che sono rimaste troppo a lungo intrappolate agli angoli delle palpebre, imprigionate tra le ciglia.
Restituitela alla Sorella Morte che ha preso la sua anima da tempo ed è ora che si ricongiunga con il corpo.
La compassione, la pietas, la dolcezza nel liberare quel che è ormai solo un guscio vuoto e di restituirlo alla sua dignità di persona e di essere umano sono la vera forza di un padre che ha lottato, non per un suo egoismo, ma per compiere un atto d’amore, l’ultimo verso una figlia sfortunata. Ha scelto la via della Legge, rispettandola ma al tempo stesso cercando di migliorarLa, perché Essa sia tutela di diritti civili (per tutti quelli che si troveranno in analoghe situazioni) e non una gabbia.
Tuo padre ha lottato per te, Eluana. Permettiamole di essere fiera di lui che non ha perso la speranza, la speranza di aiutarla nel modo che era più affine a quelli che erano il pensare e credere di sua figlia. Solo questa è la speranza che è ultima a morire.

Ciao Eluana,
grazie Beppino

“…Lasciali dire che al mondo quelli come te perderanno sempre, perché hai già vinto, lo giuro, non ti possono fare più niente… La vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere, la vita è così vera che sembra impossibile doverla lasciare, la vita è così grande che, quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire” –Sogna ragazzo sogna, R. Vecchioni


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