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L’uomo perfetto

Che la mia sia una fissazione non lo so, anche perché la perfezione non è esattamente quello che cerco in un uomo (tanto è impossibile trovarla se non sai cos’è… Se non sai cosa cercare, cosa cerchi?). Però conversando con un’amica abbiamo provato a stabilire quali sono la caratteristiche di un uomo che dobbiamo osservare e valutare per capire se è quello giusto per noi.

Lasciando da parte i parametri antropometrici (altezza mezza bellezza -ma l’altra metà della bellezza è altrettanto importante -, girovita, maniglie dell’amore&Co., peli nel naso&Friends – anche se questo non è un parametro antropometrico in effetti -) visto che de gustibus disputandum non est (ma vale anche la frase di Totò: de gustibus non sputacchiandum), visto che ogni scarrafon è bell a mamma soia, visto che chi si somiglia si piglia, e visto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (sì, questo non c’entra niente, METTEVO SOLO ALLA PROVA LA VOSTRA ATTENZIONE NELLA LETTURA!!! ih ih),

abbiamo deciso di occuparci e preoccuparci esclusivamente delle caratteristiche intellettive e spirituali (chi mi conosce capirà perché vivo ancora in singletudine… certo, dove trovo uno con una qualsivoglia caratteristica intellettiva che sia valutabile senza riccorrere a biopsia del cervello ed esame al microscopio? … ma d’altronde ho molta pazienza, qualcuno lo troverò).

ANALISI:

  • tipi un po’ ombrosi, persi nei loro pensieri, nei loro misteri. Non vanno bene, troppo distratti. Troppo intenti a ritrovar se stessi e a smarrirsi. Finisce che ti perdi pure tu. Dietro a un altro.
  • tipi dolci, premurosi, pieni di attenzioni, coccole e balocchi. Non vanno bene, troppo presenti, a tratti soffocanti. Servili. Ottimi per chi non ama i rapporti alla pari. Ma alla fine anche i caratteri dominanti con loro finiscono per annoiarsi perché dicono di sì a tutto. L’amore non è bello se non è litigarello! Il carattere ci vuole!
  • tipi mistici. Non vanno bene, non capisci mai se si prendono sul serio o se ti prendono per i fondelli con questa storia del misticismo … mah.
  • tipi iperattivi- in mille faccende affaccendati. Ok, ma devi avere pari energie.
  • tipi da salotto. Devi saper parlare di tutto, interessarti di tutto, conversare di tutto e partecipare ai loro gossip.
  • tipi da bar. No comment.
  • tipi intellettualoidi. Guai se non la pensi come loro (questi sono i peggiori perché si prendono sul serio veramente, non ti lasciano alcun dubbio… e cosa peggiore, non capiscono le battute… che relazione ci può essere senza un briciolo di saporita ironia?)!

Ci saranno sicuramente altre categorie, ma poiché le categorie lasciano il tempo che trovano, nemmeno ci siamo sforzate (my friend & me) di pensarle tutte.

La verità della perfezione sta in una cosa molto semplice. Cioè nell’unione. Nella sintonia. “Star bene insieme”. Ma prima di arrivare a stare insieme, come può una donna capire se quella è la persona giusta per lei (io me lo domando perché spesso ho scelto male, quindi ho dovuto elaborare una strategia)?

La conclusione del nostro lungo discutere e pensare è questa:

Sia esso un cavaliere o uno del contado,

che sia un superiore od uno di par grado,

l’uomo che è perfetto

è colui che prima o poi

stando al nostro cospetto

tira fuori il meglio di noi.

Voilà, pure la filastrocca da quattro soldi, per la serie: Stasera scopriamo l’acqua calda!!! …Ora chiedo ad Alberto Angela se me la manda in onda.

No, eh?

Va bene, la smetto.

Chi si ferma è perduto + una simpatica storiella

Ho deciso di segnarmi questa frase (“Chi si ferma è perduto”) sul calendario alla giornata di oggi, mercoledì 9 aprile 2008, e di scolpirmela in testa perché questa mattina, per essermi fermata davanti alla vetrina della libreria, ho sprecato 10 preziosi minuti che avrei invece potuto dedicare al relax … e si è anche raffreddata la pizzetta che avevo preso per pranzo. Questo è successo perché quando frequenti un ospedale e indossi un camice non puoi assolutamente sognarti di fermarti 5 minuti nel corridoio per pensare ai cavoli tuoi e sognare di essere in costume ai Caraibi piuttosto che mascherata da apprendista medico/stregone; di sederti su una panca dopo una mattinata in piedi; di sbocconcellare il pasto davanti alla vetrina della libreria interna; di accostarti a una parete per mandare un esseemmeesse … Questi sono “lussi” che non ti puoi concedere! Perché? Perché?

Perché in ospedale non si ha mai tempo per sé, ma solo tempo per gli altri e bisogna sempre correre e concentrarsi per salvare vite umane. ATTENZIONE: Se siete convinti che la risposta giusta sia questa è solo perché avete visto troppe puntate di ER o di Dr. House …

La risposta è più semplice e banale, ma purtroppo reale. Quando sei in camice, la regola è CAMMINARE SEMPRE! SCEGLIERE UNA QUALSIASI DIREZIONE E CAMMINARE CON PASSO DECISO, perché appena ti fermi, l’esercito di pazienti e parenti che regolarmente transita nei corridoi, ti circonda, fa la fila davanti a te scambiando il candore del camice per l’insegna bianca e luminosa “Qui: Ufficio informazioni”…. E chi deve andare a pagare il ticket, chi al bar, chi al parcheggio, chi si è perso, chi non sa dove sono gli ascensori o l’uscita, chi non si ricorda da dove è entrato, chi deve fare un controllo ma non sa arrivare all’ambulatorio giusto, chi deve visitare un parente, chi deve andare in bagno e chi in chiesa e anche chi rompe les marrons glacés solo per la curiosità di sapere quanti piani ha l’ospedale! Ma che je frega? Ma la chicca della giornata è stata questa: mentre tentavo invano di salvare la pizzetta dall’inesorabile raffreddamento (n.b.: il cibo del bar dell’ospedale è notoriamente senza sapore e gommoso … il calore gli dà almeno una qualità, se si raffredda ti resta in mano una porcheria ben pagata)… dicevo? ah sì, mentre cercavo de magna’, all’ufficio informazioni da me rappresentato si avvicina un signore che mi chiede: “Senda, scusi, devo fare una visita, ma non mi ricordo … m’hanno detto primo piano, secondo piano, non lo so…”, “Che visita deve fare, per cosa?”, “Ecco, vede, m’hanno detto che c’ho le stigmate“. L’ho guardato perplessa perché non capivo se avevo davanti un novello Padre Pio/S. Francesco d’Assisi o piuttosto uno che, poverino, non sapeva chiamare la malattia (o il motivo della visita) col nome corretto. Così gli ho chiesto di nuovo: “Ma che visita deve fare? Mi scusi, ma non ho capito. Per la pelle? Per il cuore? Per il fegato? Mi dica un po’ altrimenti non la so aiutare!”. “Ma no! Che c’entra il fegato? (e io che ne so! … veramente, dovrei dire io che c’entrano le stigmate …) M’hanno detto che non vedo bene perché c’ho le stigmate agli occhi e mi devo fare gli occhiali nuovi”. “Aaaaaaaaaaah, ho capito, allora deve andare al primo piano, di là…”

Il signore non aveva le stigmate agli occhi, in realtà intendeva dire che aveva l’ASTIGMATISMO


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