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il tempo passato

Questa mattina ci si interrogava sul senso del passato.

Quello che si colloca prima di noi nel tempo lo pone forse in condizione di “cosa superata”?

Ma l’essere AVANTI solo temporalmente non coincide sempre con l’essere avanti e in progresso nella civiltà, nell’apertura alla diversità (come occasione di confronto – scambio – integrazione – sviluppo di nuove idee), nelle scelte, nei comportamenti, nell’etica.

Forse perché il nostro tempo personale ha un biglietto di sola andata e per poche fermate su un treno che però viaggia su un lungo, lungo binario, lungo ma circolare… e generazioni diverse, anche a distanza di secoli, poi si ritrovano stranamente nelle stesse stazioni… magari non si rendono conto che sono proprio quelle stazioni, quelle nelle fotografie o nei disegni dei loro avi, ma solo perché nel frattempo è stato fatto qualche lavoro di manutenzione, di ristrutturazione della facciata.

Impronte digitali

“Spezzeremo le reni ai Rom” urla qualcuno fiero del fazzoletto verde che porta, perché la criminalità sta tutta lì (e al Sud, dai Terùn). “Che i bambini depositino le loro impronte”, perché sono bambini, ovvio, stanno crescendo ed essendo figli di un’altra razza prima o poi commetteranno un reato. Per dormire sonni tranquilli, chi è oggi al potere difende i suoi cittadini così. Perché quelli rubano, sfruttano, sporcano…

Invece gli italiani no, sono puliti.

Gli italiani sono onesti, vero?

Gli italiani di razza superiore fanno approvare leggi che cancellano i reati di cui sono accusati.

Gli italiani migliori non pagano le tasse e rubano allo Stato.

Altri italiani votano questi italiani.

Gli italiani. Che bella razza. Di stupidi.

capire tu non puoi … tu chiamale, se vuoi, ELEZIONI….

C’era un Paese che si chiamava Civile. In questo Paese tutti avevano diritto di pensare liberamente, ma non di parlare… perché, si sa, la lingua ferisce più di una spada e nel Paese Civile la violenza era bandita. Nel Paese Civile c’era sempre spazio per tutti e c’era tanta democrazia, così tanta, ma così tanta che si cercava di dare a tutti, ma proprio a TUTTI (anche a cani e porci … gli animali in questo paese erano tutelati, un bene dello Stato e addirittura si facevano le leggi AD “ANIMALEM” pur di evitare di metterli in gabbia!) l’opportunità di governare e di dare il proprio contributo allo sviluppo della più alta civiltà! Così ogni tanto … o forse “ogni spesso” si indicevano nuove elezioni. Certo, non tutti si sentivano all’altezza, non tutti si candidavano, anzi, per comodità si candidavano sempre gli stessi. Sì, ma solo per comodità. Di chi, chi lo sa!

Manifesti, che manifesti! In giro, dappertutto, c’erano questi manifesti con simboli e facce e si faceva fatica a distinguere i simboli dalle facce, perché certe facce erano proprio strane, direi … plastificate, innaturali. Altre brutte, sproporzionate. Altre cicciotte e tonde. Cicciotte e tonde come i simboli. Ma nessuna faccia era rassicurante. Alcuni simboli invece erano rassicuranti. Quelli sì! Però così si faceva confusione tra facce e simboli. E poi, i simboli… erano solo simboli…

C’era un Paese che si chiamava Civile, dove si inventavano simboli sempre più rassicuranti. Sempre simboli nuovi, nuove immagini e nuovi colori. Simboli nuovi che simboleggiavano il nuovo e una nuova sicurezza che prima o poi sarebbe arrivata. C’era un Paese che si chiamava Civile e c’era sempre voglia di novità e progresso e si progrediva così velocemente, ma così velocemente che non si faceva mai in tempo a finire una legislatura perché c’era troppa voglia di cambiare, troppa voglia di nuovo e di progresso! E quindi si ripartiva per una nuova campagna elettorale. E con nuovi simboli! Invece, per comodità le facce erano sempre le stesse. Ma, beninteso, solo per comodità! Di chi, chi lo sa!

C’era un Paese che si chiamava Civile, ma ad un certo momento andava così veloce che valicò il confine civiltà/inciviltà e si trovò travolto dalla monnezza! Che monnezza! Quintali e quintali di immondizia! Tutti quei manifesti elettorali! Tutti diventati presto spazzatura e nessuno si era reso conto che era carta che poteva essere riciclata! Sì, quei manifesti, con quei simboli potevano essere riciclati! Materiale da riutilizzare! E invece, poiché l’immondizia era veramente troppa e pochi gli stabilimenti per il riciclaggio, bisognava operare una scelta e alla fine si decise di riciclare solo le facce! Mentre i simboli, ahimé, bisognava farne di nuovi! Più ecologici e più rassicuranti. Solo che alla fine la gente non capiva più niente e nessuno andava più a votare perché mentre si allestivano i seggi, la gente si preoccupava piuttosto di andarsi a procurare la pagnotta e di portarla a casa per le loro famiglie, e altra gente invece si impegnava a spalare la spazzatura.

Allora per comodità, solo per comodità (di chi, non si sa), si decise di fare un governo di alleanze e grandi intese. Per comodità, solo per comodità. E ovviamente solo fino alle prossime elezioni.


maggio: 2017
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