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ma dove sono le castagne

Ma dove sono le castagne, le bucce dei mandarini, i caminetti con il fumo che accompagna in cielo i sogni, le risate e l’allegria delle chiacchiere vivaci di un gruppo di amici che si difende dal freddo sotto la copertona pesante di lana? Ma dov’è quell’intimità familiare, quella sintonia, quel sentirsi perfettamente a proprio agio, liberi di essere, di dire, di pensare, di scherzare?

“C’è l’aperitivo nel locale in, dove entri solo se vesti chic, la musica è solo quella giusta (e ovviamente a tutto volume ché quando si conversa è meglio che non ci si capisca per non rendersi conto di quanto siano vuote certe scatole craniche…), il drink è da paura e il fumo di cui si parla non è certo quello del caminetto… e anche perché… sei out se non ti riscaldi con il giubbotto in fibra sintetica hi-tech…”

Ma io resto a casa, fuori una musica “piovana”, dentro un rumore di castagne che saltellano sulla fiamma…e, in verità, questa semplicità mi piace e mi mette di buon umore. E se mi sento bene, sento anche che ci sono, che questa vita non è poi così male, che ci sono piccoli spazi temporali dove fermarsi per coccolarsi un po’.

“C’è l’aperitivo in quel locale in centro, è chic, anche se il cibo fa vomitare e il vino è il peggiore, la gente veste griffata però… certi occhi allucinati! 40 euro per tutto questo, ma prima… un giro di shopping per trovare l’abbigliamento perfetto”.

Queste le parole di chi è figlio della civiltà del consumo, dove “SEI” solo se spendi.

No grazie, io resto a casa, non c’è il caminetto, ahimé, ma c’è tutto il resto… e le castagne sono già pronte e buonissime! E non c’è bisogno di spendere e vivere oltre le proprie possibilità, perché sì… beh… per chi ce l’ha, vale lo slogan che per tutto il resto c’è mastercard… MA CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE!

Il momento per vendere

I momenti per comprare si stanno riducendo drasticamente all’osso. Un po’ perché il tempo è denaro, un po’ perché l’estate abbronza e il sol leone prosciuga le già scarse finanze, un po’ perché i proprietari di casa sono delle belve feroci, predatori di risorse e stipendi altrui, un po’ perché le bollette bollono nelle buste roventi di tasse. Così, per quanto mi riguarda, il momento di comprare non è certo questo.

Invece c’è qualcuno che pensa che sia sempre il momento per vendere.

“Perché non proviamo a disincrostare un po’ il lavello? Ma, sa, se vuole convincermi, dovrebbe mostrarmi come questo gioiellino di aspirapolvere riesce a pulire le mie tende, lucidare specchi, vetri e pavimenti con la forza del vapore, far brillare la mia casa in poco tempo, sgrassare, inamidare, lavare, levigare dal bagno alla cucina, dal corridoio al balcone, da una camera all’altra, tra un lampadario e un abat-jour!”

Questo è quello che avrei voluto dire al disturbatore del mio riposo mattutino, avrei voluto farlo sgobbare e sudare e spremere come un limone in dimostrazioni senza poi comprare alcunché, quando ha osato suonare al mio campanello nella vana speranza di vendermi un elettrodomestico… alle 7.40 di questa mattina!!! Alle 7.40 della mattina quando ho ancora la voce roca nel pigiama, il cervello in stand-by, la mano destra programmata solo ed esclusivamente per spegnere la sveglia, avvitare la caffettiera, prendere una tazzina e attendere un lento risveglio, possibile che ci sia qualcuno già pronto sull’uscio di casa a vendere la qualsiasi? Forse pensa che, ancora obnubilata dal sonno e dal torpore, gli firmi l’acquisto senza neanche sapere cosa compro e perché. Forse è una nuova strategia di vendita, di mercato, o forse è sempre la stessa: trovare il momento di prendere il consumatore in castagna tendendogli un agguato in un momento di vulnerabilità…

Mi spiace, cari venditori dell’alba e disturbatori delle mie ciabatte, per me non è il momento di acquistare. Non costringetemi a passare alle maniere forti, eh? Non costringetemi a staccare il campanello (anche perché lo dovrei staccare materialmente, visto che in casa non c’è un tasto per spegnerlo)!!! Non costringetemi al gesto estremo.

“Il turbante viaggio d’istruzione”

Salgo in autobus, prendo posto, frugo nella borsa… nooo, ho dimenticato il lettore mp3, mi toccherà sorbirmi le chiacchiere dei passeggeri. Pochi, per la verità. Roma è ancora “in ferie” e sugli autobus sale solo qualche adorabile nonnina e la classica categoria di persone che non va mai in vacanza (perché con la testa lo è da una vita), quella dei “fuori come un balcone”, che grazie allo svuotamento della città, grazie alla dispersione dei pendolari in altri lidi, risultano improvvisamente più evidenti.

“Ooh, giovanotto, non preferisce sedersi accanto a una giovane?” domanda una dolcissima vecchina a un ragazzo sulla trentina appena salito a bordo, vestito di bianco dalla testa ai pie’. Sì sì, non è un modo di dire!!! Indossa un infradito bianco (eee, la mia amica me lo ricorda sempre che non bisogna fidarsi degli uomini che girano in città con l’infradito!), un pantalone bianco, una camicia bianca e una sciarpa bianca in testa arrotolata a mo’ di turbante.

“No, Signo’ – risponde quello – non mi piacciono le giovani che quelle non capiscono una m******”

“Ah, e va bene… ma lei è napoletano, come mai porta il turbante?”

“Perché? Non lo posso portare solo perché sono napoletano?”

“No, si figuri! Di solito lo portano gli indù!”

“E uno per mettersi il turbante deve essere per forza indiano?

“No, no, guardi, la gente, lei, per quanto mi riguarda, può fare come le pare!”

“Certo, che qua ci deve essere libertà! A quelli che tolgono la libertà io… Signora, non sa che gli farei!”

“No, no, ma vede, qui c’è libertà. Finché non fanno leggi per proibirlo noi potremmo indossare tutti i simboli come ci pare e piace.”

“Signora, guardi, lei mi sta simpatica. Sa perché porto il turbante? Perché finché porto il turbante vuol dire che dio c’è!”

“Ah… il turbante… dice?”

“Certo, il turbante! Perché io a dio ci credo, a quello sì, finché ho il turbante vuol dire che dio c’è. Lo so che c’è! Ma i preti, ah, quelli mi fanno schifo, io ai preti non ci credo, quelli rubano, si prendono i soldi.”

“Guardi – risponde sempre con garbo la dolce nonnina – io un po’ la penso come lei, so che dio c’è, ma in fondo dei preti non mi importa niente, e poi ci sono anche quelli buoni.”

“E no, signora. Il Vaticano com’è cominciato così finirà. Vedrà! Tutto ha un principio e una fine e manca pochissimo alla fine”.

Mentre pronuncia queste parole dall’acre sapore apocalittico, l’autobus si trova proprio alle spalle der Cuppolone, c’è un po’ di tensione a bordo, perché in città sarà pure sbarcato l’esercito come in Normandia giusto qualche annetto fa… però sugli autobus nessuno protegge i viaggiatori… e il livello di insicurezza è pari a quello che c’era prima…

Il ragazzo con-turbante si alza e comincia a urlare: “La gente come voi favorisce questo schifo di Vaticano e la chiesa, voi siete che lo favorite, perché vi fate rubare i soldi da loro!!! Ma è giunta la fine!!! La fine!!! E mò, con questi soldi, il Papa … che poi chi è il Papa, uno che si veste di bianco! E allora pure io so’ il Papa e pure io posso parlare, come lui, lui sul balcone io sull’autobus! Posso parlare!!! E posso dire che lui, quelli come lui, maschi e femmine, coi soldi ci si devono pulire il c***!!!”

Manca ancora un bel tratto alla fermata, però l’autista apre lo stesso le porte dell’autobus proprio davanti all’ingresso dei musei vaticani. Il ragazzo scende senza nemmeno rendersi conto se quella fosse o no una fermata. E mentre tutti noi tiriamo un sospiro di sollievo, sentiamo l’autista borbottare: “E mò, vagli a citofonare, digli che deve fa’ coi sordi nostri che almeno t’arestano e poi puoi parlare dar buco de ‘na cella!”

Che vita sarebbe senza ispiranti viaggi di istruzione in bus?

Not for Sale

Non è gratis (e non è nemmeno in vendita). E soprattutto è qualcosa che ci si deve meritare.

“Ma come? Non mi dai fiducia?”

“Fiducia? Ci conosciamo da 5 minuti! Quale fiducia e fiducia? Non mi fido affatto!”

“Perché?”

“Perché?!? Ma perché, piuttosto, mi chiedi la fiducia dopo così poco tempo?”

“Perché la fiducia è una cosa che si dà, così, gratuitamente.”

“Già, ma non scioccamente! Al momento opportuno te l’avrei data ma, visto che me la chiedi ora, forse nella tua testa si è radicato il pensiero che i tempi sono maturi, che te la meriti. Gratuita nel senso che è DONATA all’altro, ma il quando lo decide chi regala, non chi riceve!”.

Cambia discorso. Di male in peggio. Comincia a vender chiacchiere sul denaro, sui soldi, sulla sua possibilità di poter comprare e permettersi tutto.

Indispettita e inviperita, innervosita e anche un po’ annoiata dall’inutilità delle sue parole, spaventata dall’ “horror vacui” (ché mi è preso un colpo quando la sua scatola cranica mi è parsa completamente vuota, c’era buio pesto lì dentro e anche una puzza di stantìo da neurone in estinzione), per troncare ogni discorso:

“Scusa, se puoi comprare tutto, com’è che la mia fiducia la vuoi gratis?”

Ccà nisciun’ è fess’

Odio i soldi

Odio i soldi. Li odio perché ormai con i soldi si può comprare veramente tutto. Puoi comprarti il diritto a correre in autostrada, puoi violare il codice della strada, puoi inquinare, puoi riempire l’atmosfera di gas serra, puoi costruire un eco-mostro in riva al mare o su uno scoglio … al massimo paghi una multa e via… hai i soldi e fai come ti pare.

Odio i prezzi perché oggi tutto ha un prezzo.  E l’unico valore che conta è il denaro e tutto ruota intorno alla capacità che uno ha di spendere. Se non puoi spendere, non puoi vivere. Devi spendere per forza o sei destinato ad una bassissima qualità di vita.

Odio questo mondo perché stando così le cose oggi qui non sarei niente, non sono niente e non valgo niente … in effetti non ho che pochi EURI in saccoccia ……


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