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evoluzioni cromatiche

Il lento scivolare di un colore nell’altro

non mescendosi a caso

ma affidandosi alla sapienza del Cielo

e la Terra

che si lascia accarezzare

da questi scampoli di luce

mi incantano,

mi placano,

sopendono il tempo

che, d’un tratto,

cessa la sua corsa

e mi regala un’emozione.

E il tremulo fremito

di una candela accesa alla finestra

accompagna i miei occhi a seguire

le evoluzioni cromatiche di un tramonto.

(OSoleMia, 10 settembre 2005)

Milano, foto di CsMicky

una famiglia

Avviso ai bagnanti: non lasciare plastica a riva

Avampiedi

O Sole, O Sole mia…

Che bella cosa na jurnata ‘e sole,
N’aria serena doppo a na tempesta!
Pe’ ll’aria fresca pare giá na festa,
Che bella cosa na jurnata ‘e sole!

Me la cantava nell’orecchio, me la sussurava con tono dolce e allegro, ma per me era come se la stesse cantando a squarciagola. Davanti al mondo. Lo immaginavo con le braccia aperte, rivolto al sole che doveva invidiargli il suo sole privato. Ero io (e lo dico nascondendo il viso tra le mani… arrossendo un po’).

Ma lui me la cantava sottovoce, piano, piano, pecché o’ sapeva che per me l’imbarazzo era cosa privata, e l’emozione, quella che colora le gote e che fa brillare e luccicare gli occhi, quella che ferma le parole in gola prima che vane o inopportune rovinino la vita che pulsa in quel momento, quella che tutela il silenzio e lascia che siano, timidi, solo gli sguardi a svelare segreti gelosamente gelosamente nascosti… l’emozione dovevamo spartircela tutta solo noi due.

Mi prendeva la mano e cominciava a ballare sulle note che cantava. Poi io lo seguivo con i passi e con la voce. Poi mi interrompevo per sentire lui. Poi ridevamo. Sempre. Le note e le risa sullo stesso pentagramma.

Ballavamo con i piedi sulla Via Lattea, su Marte, su Giove, sul mare, sui prati, sulle cascate, in mezzo al vento, sotto le fronde dei salici. Ma forse i piedi nemmeno più li sentivamo, non sentivamo più di essere corpo, di avere un peso, di avere consistenza. Eravamo mille bolle di sapone, e poi altre mille, che scoppiavano solo quando erano troppo troppo in alto, ma bastava soffiare ancora un po’ sui nostri desideri, ed ecco ancora altre mille bolle di sapone. Ed altre mille.

Non c’era il tempo, non c’era lo spazio.

E ridevamo, ridevamo sempre. Ogni sorriso, un bacio. Ogni sguardo, diamanti purissimi si scioglievano a coprirci di luce. Avvolti in quel prezioso piacere privato, nostro soltanto soltanto nostro, con in testa le favole e l’allegria, la felicità era l’unica cosa che aveva davvero sostanza.

Ogni volta che riprendeva la mia mano, ritornavamo su questa giostra…

Ma n’atu sole
cchiù bello, oje né’,
‘o sole mio,
sta ‘nfronte a te…
‘O sole,
‘o sole mio,
sta ‘nfronte a te…
sta ‘nfronte a te!

la foto è di Rosantica


Arancia al tramonto

Sbuccia ogni sera

fresca

la sua arancia

questa lama orizzontale del crepuscolo.


Tiramisù

nella mia stanza, una delle due librerie, una delle due scrivanie, il notebook e … il tiramisù … ma solo come sfondo del desktop………


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