Archivio per giugno 2008

Funambolismi con retrovisore

Ieri camminavo sulla corda sottile della felicità.

Un’ottimismo incauto mi rideva nel cuore e camminavo sulla fune senza rete di protezione (“Vola solo chi osa”…).

Ho fatto il mio percorso, sono arrivata all’altro capo della corda con passi leggeri e lenti (per godermi ciascun passo). Non ho pensato ai rischi di cadere da una tale altezza, perché stavo troppo bene lassù, sospesa a mezz’aria. Non mi voltavo a guardarmi indietro, eppure mi interessava assicurarmi che nulla stava cambiando, che le certezze rimanevano, rimanevano tali. Così usavo uno specchio, lo usavo come retrovisore. Così non perdevo tempo né equilibrio nel voltarmi, guardavo avanti e guardavo indietro ed ero padrona del tempo e dello spazio, di quel piccolo spazio tagliato dalla corda su cui avanzavo, di quel piccolo tempo teso lungo la fune che univa il prima e il poi. Nessun distacco dalle cose che sono state. Ci sono state e ci sono ancora. Anche al crepuscolo, anche nell’ora che chiude il cerchio degli eventi quotidiani, che mette fine ai rumori del giorno, per quanto io mi allontanassi dal sole (o mi pareva di allontanarmi), i suoi raggi mi colpivano ancora, e proiettavano in avanti l’ombra di un’equilibrista, proiettavano in avanti il futuro, i contorni di una speranza di felicità.

Arrivata all’altro capo della corda mi sono goduta il tramonto e la serenità dopo il percorso in equilibrio. La felicità per la padronanza di me, del tempo e dello spazio. La felicità nell’equilibrio tra il prima, il poi, l’oggi.

Impronte digitali

“Spezzeremo le reni ai Rom” urla qualcuno fiero del fazzoletto verde che porta, perché la criminalità sta tutta lì (e al Sud, dai Terùn). “Che i bambini depositino le loro impronte”, perché sono bambini, ovvio, stanno crescendo ed essendo figli di un’altra razza prima o poi commetteranno un reato. Per dormire sonni tranquilli, chi è oggi al potere difende i suoi cittadini così. Perché quelli rubano, sfruttano, sporcano…

Invece gli italiani no, sono puliti.

Gli italiani sono onesti, vero?

Gli italiani di razza superiore fanno approvare leggi che cancellano i reati di cui sono accusati.

Gli italiani migliori non pagano le tasse e rubano allo Stato.

Altri italiani votano questi italiani.

Gli italiani. Che bella razza. Di stupidi.

esami e lotterie

“…Perché nella vita ci vuole cu… cu… CULTURA! (disse una volta una famosa preside del mio paese a una famosa classe sghignazzante) , ma che avete capito?”

Mah… negli esami universitari IL cu.. è fondamentale, lo dice anche la nota formula e=m*c(al quadrato) che sta per: esame = materia (cioè preparazione) per culo al quadrato.

Che esami e fortuna abbiamo una certa affinità, un legame forte, me lo ha fatto sospettare anche il Prof con cui ho sostenuto l’esame di oggi. Mi siedo al tavolo per la verbalizzazzione, porgo il libretto al Prof, il Prof lo apre, lo guarda e prima di firmarlo mi dice:” Ah, ha fatto un esame anche ieri! Bene! Allora se fossi in lei io mi giocherei ‘sti numeri, la data di ieri e la data di oggi. Terno secco: 24 25 e 6 che sarebbe il mese. Poi se proprio vuoi esagerare giocati pure l’8 che corrisponde all’anno”.

Che faccio? Li gioco veramente?

mucho calor

Alle 6 di questa mattina la decisione: devo porre fine alle mie sofferenze. Mi alzo dal mio sudario, mi preparo, mi metto in balcone in attesa dell’apertura dei negozi. Passano tre lunghe ore (durante le quali ho recuparato i sali minerali e l’acqua persi nelle ore notturne e ho cercato di studiare un po’), poi vado!

“Voglio quello!” dico sicura al commesso che in quattro e quattr’otto prende lo scatolone contenente il mio VENTILATORE (il condizionatore costa troppo e poi… l’installazione… troppo complicato, urge soluzione rapida). Di corsa a casa, salgo i tre piani di scale tutti d’un fiato, mi precipito in camera, tolgo gli imballaggi, prendo il manuale di istruzioni che inizia i suoi suggerimenti così: “Avvitare i piedi della base…”

AVVITARE? cosacosa? IO NON POSSEDERE CACCIAVITE!!!!!

mumble mumble … Cosa fare:

1) disperarsi (l’ho fatto, certo, ma il libretto per il montaggio non si è commosso e non ha cambiato le istruzioni… quindi, questa al punto 1 non è una soluzione)

2) ri-indossare abiti civili (cioé che rispettino la pubblica moralità…ooo, fa caldo, quindi a casa, insomma, ci si arrangia con vestiti “minimal-not chic”) e andare dal ferramenta (questo significa fare un tratto di strada molto ben esposto al sole, con rischio di arrivare COTTA a destinazione)

3) cercare oggetti di forma tale, con punta affilata, non tagliente e leggermente smussa, che somigli il più possibile a un cacciavite e si adatti alla forma della vite.

Ho optato per l’opzione numero 3 ed ora ho il mio bel ventilatore che mi ventila in fronte, bianco, alto e tronfio nella sua comoda postazione!

Certo, ho sudato sette camicie per 4 viti da girare (7 a 4 non è una giusta proporzione in effetti) impiegando ben venti minuti … ma d’altronde non posso pretendere l’efficienza e la rapidità del cacciavite dal manico di un cucchiaino da caffé!

Ma, come si dice, CONTA IL RISULTATO!!!

Bell’evento: Half Die Festival

MI hanno segnalato un bell’evento che si tiene a Roma… comincia stasera!

Peccato che me l’hanno segnalato quando era troppo tardi per prenotarsi… ma prima o poi ci andrò. Dove? QUI!!!

Chi vuole unirsi a me per il futuro?

La gente se ne va

La gente se ne va. La vacanza arriva per tutti, prima o poi. Le ultime pioggie della primavera (che pure se ne va…) lavano gli ultimi patetici ricordi. Sciolti, dissolti.

L’entusiasmo delle partenze resetta i rapporti che sembra non abbiano trovato la giusta direzione per un intero anno, per anni interi. La valigia non ha spazio per i pesi morti, ma solo per l’essenziale. Il sole estivo mette in ombra la malinconia, quella rifiorirà in autunno su rami ormai secchi, riempiendo lo spazio lasciato dalle foglie che sono a terra a colorare i viali e a suggerirci, timide, un nuovo percorso piuttosto che badare al solito vuoto dei rami secchi (e alla malinconia di cui sopra).

Ora è il momento del sole che abbaglia, che abbronza. Gli occhi non vedono nitidamente, la pelle bianca diventa nera. E non ci si riconosce più. A volte basta davvero così poco.

La gente parte. La gente. A volte senza salutare, volendo forse dimenticare, evitare inutili sentimentalismi.  Volendo cambiare! Volendo aprire e chiudere le parentesi come ante di un armadio! La gente fa il cambio di stagione. Ci si libera di ciò che non serve al momento, ma non definitivamente. Perché poi ritorna la stagione dei sentimentalismi.

… io non ho mai fatto il cambio di stagione. Non so neanche come si fa. Il mio armadio è sempre pieno dei maglioni e dei pantaloni di lino, conservo tutto. Tutto insieme.

Buoni propositi per l’estate: fare spazio, fare ordine. O forse no. Non ci riuscirò. O sì? No. Non sono la gente. Non sceglierò in base alle stagioni. Agli umori del momento.

L’ambulatorio di magia e stregoneria (in realtà fabbrichiamo santa pazienza…)

Le cose stanno così. Stamattina mi sono svegliata col piede sbagliato, anzi, peggio, mi sono svegliata troppo presto perché, per non soffocare durante la notte, ho lasciato la finestra aperta e all’alba dei deliziosi uccellini hanno cominciato a lodare il Sole che sorgeva a levante. E lo lodavano a squarciagola. E presa da un raptus, la gola avrei voluto squarciargliela io… Così alle sei mi sono alzata, docciata e colazionata con mooooolta calma e alle 8 mi sono incamminata, mezza addormenata, verso l’ambulatorio.

N.B.: il buon giorno si vede dal mattino…

Passo in accettazione a ritirare le cartelle dei pazienti che oggi non sarebbero dovuti venire (“le visite di venerdì sono rimandate-spalmate nella prossima settimana”, ma c’è sempre qualcuno disinformato…) ma che si sono presentati ugualmente e comincio le pre-visite, in attesa della Prof. Chiamo il primo paziente che entra senza rispondere al mio buongiorno e che dopo 10 minuti mi dice: Ma mè chiamat tu? Sì, l’ho chiamata io, cominciamo la visita. Aaaa, bongiorn allora. Eh, buongiorno. Si accomodi sulla poltrona. Porta occhiali per lontano? Na, nun porta occhial, mai usat occhial, fin a mò, i nunn’ausa occhial, io ved bben, ved ben. Mai usat occhial, eh, i n’ausa. Va bene, signore. Allora copro l’occhio sinistro e comincio a misurare il visus (l’acuità visiva) dell’occhio destro. Allora, legga le lettere che le indico. Questa? A. A? Guardi bene. E. Sì. Questa? Na, nun legg, nun ved. Il signore era molto anziano e ho chiesto se sapesse leggere. Mi dice di sì. E allora perché non porta gli occhiali, senza occhiali arriva a 2/10, è un po’ pochino. Sina, ma io li tenga a gli occhial, n’atu medic me li avia dat, ma n’ausa, ni mi piacin. Signore, dice che vede bene, ma ne avrebbe bisogno. Sina, ma io non li mett. Dopo un buon quarto d’ora lo convinco a farmi terminare comunque la visita (è capitato di pazienti simili che, dopo essersi negati – al momento opportuno – alla misurazione della vista, sostenendo di vedere benissimo, mi abbiano rincorso nel corridoio dicendomi di averci ripensato… quando non era più il loro turno…) assicurandolo che nessuno l’avrebbe costretto a portare gli occhiali. Gli instillo il midriatico (=gli metto il collirio che dilata la pupilla per vedere il fondo dell’occhio) e gli dico di attendere fuori, che l’avremmo richiamato a breve, non appena il midiratico avesse fatto effetto, per esaminare il fondo dell’occhio. Passa un quarto d’ora, lo richiamiano, la Prof lo visita e il “simpatico” vecchietto comincia a blaterare e a dire che prima di venire qua vedeva bene e che dopo la mia visita non vedeva più. No, signo’ (riferendosi alla Prof), i prima occhial n’ausav, mò la ragazza dic che non ved, ma allora mi ha fatt qualcosa lei, pecché io occhiali n’ausa. La prof si gira verso di me con l’aria affranta di chi ha capito che la mattinata è cominciata con un bel cadeau, e allora, armandosi di pazienza gli dice: Signore, allora, ora provi a leggere con me. Ovviamente il paziente leggeva tutto, peccato che inventava le lettere: ved A, F, G, Q…seeee buonanotte, tutte le lettere che non ci sono nel tabellone le leggeva lui! La prof gli dice: nessuno la obbliga a mettere gli occhiali, intanto le diamo l’appuntamento per il prossimo controllo, e ci pensa nel frattempo. Sina, signò, ma io prim vedev bene, ora pure leggevo tutto (come no), signò, hai vist pur tu ca i mò ved. Prima la signuri’ (che sarei io) chissà che m’ha fatt!

:-/ NO COMMENT.

Chiamo la seconda paziente. Buongiorno signora, allora, prego, si accomodi sulla poltrona, vediamo come va la vista. Eh guardi, va malissimo, proprio ieri dicevo a mio marito che è peggiorata moltissimo, non vedo più. Sì, certo. Ha letto 12/10 senza correzione (cioè 12/10 NATURALI) con un occhio e con l’altro, senza alcuna fatica. Signora, ma vede benissimo, ha letto tutto senza tentennamenti, le lettere le vede chiare? Sì chiarissime, perfette, che strano. Ma come strano? io pagherei per avere la sua vista! Quando arriva la Prof, la signora le dice: Dottoressa, ieri io avevo la sensazione di non vedere bene, ma oggi la sua assistente dice che vedo bene. In effetti io ho visto che vedo bene… ma non è che mi avete messo qualche collirio? Signora, ma le pare che le mettiamo qualche collirio, non glielo diciamo e, sopratutto, che lei non se ne accorge? E poi magari si potesse vedere 12/10 grazie a un collirio! Sì, è vero, però, vede dottoressa, io vorrei fare gli occhiali per quando non vedo. Eh? La prof si gira verso di me, mi guarda affranta perché due cadeaux a distanza di pochi minuti sono troppi, poi si volta verso la paziente e le dice: Signora, ma che lenti posso prescriverle oggi che vede bene per un giorno futuro in cui vedrà male? Non posso prevedere quanto male vedrà! Non posso prescrivere lenti in base a delle sensazioni! Diamo un appuntamento per il controllo anche a questa paziente scontenta di vedere 12/10 (forse desiderosa di far spendere un po’ di soldi al marito per farsi gli occhiali) e la salutiamo.

La Prof mi guarda e dice: MA QUESTI PENSANO CHE ABBIAMO I POTERI MAGICI? MA POI, DICO, SIAMO DI ASPETTO NORMALE, GRADEVOLE, BEN VESTITE, MICA SEMBRIAMO STREGHE DI BENEVENTO?! E la risata ci ricarica di pazienza per i prossimi pazienti… per fortuna sono rimasti in pochi e “normali”.

Poi di corsa al congresso (e la stregoneria non era tra gli argomenti presentati, peccato).


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