Archivio per agosto 2008

sogni di un musicista errante

Si trastulla nella malinconia

la dolce musica che quella pace

solfeggia alle sue orecchie.

Allora

i sogni bisbigliano il desiderio di prendere vita

e

finalmente

le stelle diventano il suo percorso fino alla Luna,

i pianeti le pietre miliari,

il Sole la sua lanterna,

le nuvole la sua orchestra.

(OSoleMia, novembre 2005)

“Il turbante viaggio d’istruzione”

Salgo in autobus, prendo posto, frugo nella borsa… nooo, ho dimenticato il lettore mp3, mi toccherà sorbirmi le chiacchiere dei passeggeri. Pochi, per la verità. Roma è ancora “in ferie” e sugli autobus sale solo qualche adorabile nonnina e la classica categoria di persone che non va mai in vacanza (perché con la testa lo è da una vita), quella dei “fuori come un balcone”, che grazie allo svuotamento della città, grazie alla dispersione dei pendolari in altri lidi, risultano improvvisamente più evidenti.

“Ooh, giovanotto, non preferisce sedersi accanto a una giovane?” domanda una dolcissima vecchina a un ragazzo sulla trentina appena salito a bordo, vestito di bianco dalla testa ai pie’. Sì sì, non è un modo di dire!!! Indossa un infradito bianco (eee, la mia amica me lo ricorda sempre che non bisogna fidarsi degli uomini che girano in città con l’infradito!), un pantalone bianco, una camicia bianca e una sciarpa bianca in testa arrotolata a mo’ di turbante.

“No, Signo’ – risponde quello – non mi piacciono le giovani che quelle non capiscono una m******”

“Ah, e va bene… ma lei è napoletano, come mai porta il turbante?”

“Perché? Non lo posso portare solo perché sono napoletano?”

“No, si figuri! Di solito lo portano gli indù!”

“E uno per mettersi il turbante deve essere per forza indiano?

“No, no, guardi, la gente, lei, per quanto mi riguarda, può fare come le pare!”

“Certo, che qua ci deve essere libertà! A quelli che tolgono la libertà io… Signora, non sa che gli farei!”

“No, no, ma vede, qui c’è libertà. Finché non fanno leggi per proibirlo noi potremmo indossare tutti i simboli come ci pare e piace.”

“Signora, guardi, lei mi sta simpatica. Sa perché porto il turbante? Perché finché porto il turbante vuol dire che dio c’è!”

“Ah… il turbante… dice?”

“Certo, il turbante! Perché io a dio ci credo, a quello sì, finché ho il turbante vuol dire che dio c’è. Lo so che c’è! Ma i preti, ah, quelli mi fanno schifo, io ai preti non ci credo, quelli rubano, si prendono i soldi.”

“Guardi – risponde sempre con garbo la dolce nonnina – io un po’ la penso come lei, so che dio c’è, ma in fondo dei preti non mi importa niente, e poi ci sono anche quelli buoni.”

“E no, signora. Il Vaticano com’è cominciato così finirà. Vedrà! Tutto ha un principio e una fine e manca pochissimo alla fine”.

Mentre pronuncia queste parole dall’acre sapore apocalittico, l’autobus si trova proprio alle spalle der Cuppolone, c’è un po’ di tensione a bordo, perché in città sarà pure sbarcato l’esercito come in Normandia giusto qualche annetto fa… però sugli autobus nessuno protegge i viaggiatori… e il livello di insicurezza è pari a quello che c’era prima…

Il ragazzo con-turbante si alza e comincia a urlare: “La gente come voi favorisce questo schifo di Vaticano e la chiesa, voi siete che lo favorite, perché vi fate rubare i soldi da loro!!! Ma è giunta la fine!!! La fine!!! E mò, con questi soldi, il Papa … che poi chi è il Papa, uno che si veste di bianco! E allora pure io so’ il Papa e pure io posso parlare, come lui, lui sul balcone io sull’autobus! Posso parlare!!! E posso dire che lui, quelli come lui, maschi e femmine, coi soldi ci si devono pulire il c***!!!”

Manca ancora un bel tratto alla fermata, però l’autista apre lo stesso le porte dell’autobus proprio davanti all’ingresso dei musei vaticani. Il ragazzo scende senza nemmeno rendersi conto se quella fosse o no una fermata. E mentre tutti noi tiriamo un sospiro di sollievo, sentiamo l’autista borbottare: “E mò, vagli a citofonare, digli che deve fa’ coi sordi nostri che almeno t’arestano e poi puoi parlare dar buco de ‘na cella!”

Che vita sarebbe senza ispiranti viaggi di istruzione in bus?

Serenità

Momenti grigi

e triste penombra

e qualche pensiero di infelicità.

Passata tempesta

si rasserena il cielo,

anche le nuvole brillano ora di luce propria.

Serenità

– raggranellata

poco a poco

ogni giorno –

vieni a bussare alla mia porta. Finalmente, finalmente apro.

l’amore a cui sfuggo

A te sfuggo,

alle tue parole

e al brivido

che mi dà l’averti accanto.

Così vicini,

quasi uno,

che la paura che non sia per sempre

è il mio coraggio…

e dal tuo amore fuggo.

(Osolemia, qualche anno fa)

Ma io…

“Ma io non mi son chiesta mai perché e nemmeno mai l’ho chiesto a Dio. Che colpa ne ha se le mie cellule sono impazzite d’improvviso e lentamente divorano un corpo, il mio, beh, non ancora stanco di esistere?

Ma io non piango, né mi dispero. Io vi aiuto, dottori, e vi rispetto per le cure, per lo studio, per la pazienza che mi dedicate. Forse ora non sarei qui senza di voi. Vedo i vostri volti farsi scuri nel propormi l’asprezza della terapia, l’ultima speranza. Ma io non mi dispero, né piango. Di cosa dovrei piangere? Ah, la mia vita è stata bella, a volte difficile, e intensa. Bocconi amari ne ho mangiati, ma poi sono arrivate sempre in premio dolcissime caramelle. Ho amato e amato molto. Ne ho amati tanti, ma uno solo è stato il grande amore. Ed è stato così grande che mi ha riempito tutta l’esistenza. In due la mia vita ha cominciato a non esser più solo mia e non sapete quale gran peso mi son tolta di avere una vita intera, tutta, solo per me. In due non avevo più una sola vita, ho cominciato con l’averne due e poi ne son venute altre e altre e altre e le ho vissute tutte!

Ah, dottori miei, domani andrò al mare e poi verrò in ospedale… ma non voglio trovare musi lunghi… no… non voglio sentire <purtroppo> o <mi dispiace>, perché a me la malattia non ha tolto niente. Mi toglierà alcuni anni, forse non vedrò i miei nipoti laurearsi o sposarsi, ma io ho già vissuto le loro giovani vite e so che continueranno ad essere meravigliose.
Ma io penso, ed è un umile pensiero, che la qualità della vita non si misuri in anni, che la bellezza di una vita si misura in campi seminati e qualità di raccolto. E quanti filari di vite ci sono nei miei anni… e se l’uva è matura, è pur sempre una festa vendemmiare.”

Roma, luglio 2008

Parole (parzialmente adattate) di una paziente, un cuore di donna, una splendida nonna, un’arguta laureata in filosofia, classe 1936.

concavità

Vorrei donarti ogni notte

uno spicchio di luna

un’amaca lucente

e cullarti

versare

nelle concave mani

lacrime distillate dal pianto

per inzupparci le stelle.

Osolemia, 19 agosto 2001

il materasso

Lo dice anche l’oroscopo. Devo riposare!

E infatti riposo… anche se son sveglia resto a godermi il letto…

come cantava qualcuno qualche anno fa…


agosto: 2008
L M M G V S D
« Lug   Set »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Post più letti

Più cliccati

  • Nessuna

Visit LucaniaLab

Blog Stats

  • 38,429 hits