Archive for the 'sciocchezze' Category

concavità

Vorrei donarti ogni notte

uno spicchio di luna

un’amaca lucente

e cullarti

versare

nelle concave mani

lacrime distillate dal pianto

per inzupparci le stelle.

Osolemia, 19 agosto 2001

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una nuova disciplina olimpica e una “s-fricassea” di mani e avambracci

Solo pochi post fa decantavo la bellezza della corsa su un percorso di montagna, del perdersi nella natura, di rimirar l’orizzonte e recuperare forze, salute ed energie… ma ieri, ah, ieri addirittura mi sono inventata una nuova disciplina olimpica: tuffo su asfalto con un avvitamento e mezzo e ruzzolamento su rovi e scorticamento su sterpaglie. Ebbene sì. Dopo i primi tre chilometri in salita e la sosta alla fontana, finalmente era arrivato il momento della discesa, ma il piede sinistro ha trovato un pessimo appoggio su un piccolo tratto di strada dissestata e così mi sono ritrovata in scivolata sull’asfalto, con le mani e le braccia ben protese in avanti e “mi sono fatta la fiancata” procurandomi graffi su tutto il lato sinistro (senza importanti conseguenze per fortuna). Ma subito dopo la scivolata, la “corrente” mi ha spinto a ruzzolare sui rovi che costeggiano la strada, riempiendomi di spine a destra e a manca. Poi finalmente il mio corpo – di cui non ero più padrona – ha deciso di fermarsi su sterpaglie e brecciolina che si è infilata nelle ferite che mi ero procurata durante il tuffo su asfalto. Così, tornata a casa, ho allestito un piccolo ambulatorio sul tavolo della cucina, ho preso tutto il necessario tra disinfettanti e soluzione fisiologica, garze e cerotti, pinzette e aghi, ed ho cominciato l’intervento di rimozione di spine, pelle morta, sassolini e pagliuzze. Un lavoro certosino che però ha portato ad una pulizia delle ferite veramente perfetta … e sebbene dolorante e con qualche sintomo neurovegetativo (visto che certo non potevo anestetizzarmi) ero molto soddisfatta del risultato!

Nel frattempo mia sorella tesseva lodi alla pigrizia.

L’oggetto del contendere

Quante volte mi sono trovata in autobus, seduta al posto lato-finestrino, abbassavo il bracciolo che separa la coppia di sedili… e il passeggero seduto di fianco cominciava a sfrattare piano piano, poco a poco, il mio braccio dal comodo appoggio. Magari se non riusciva nell’impresa, aspettava che scendessi all’autogrill e… quando ritornavo al mio posto, lo trovavo incollato con la colla vinilica al mio bracciolo!!!

…In effetti il bracciolo centrale si trova un po’ in terra di nessuno e chi si siede dal lato del corridoio spesso crede di stare su un trono disponendo di entrambi gli appoggi, visto che di solito ne ha uno posizionato proprio dalla parte più esterna del sedile. Questo atteggiamento da tronista (n.b.: nessun riferimento a Maria De Filippi!!!) ce l’hanno soprattutto i panzuti cicciuti che necessitano di un buon sostegno per non rimanere incastrati e non cedere alla forza di gravità. Però poi a chi, come a me, piace il posto dalla parte del finestrino non resta che appoggiarsi sul finestrino, rannicchiarsi.

Ma oggi, sull’autobus che mi portava in Lucania, l’oggetto del contendere non c’era. Sparito. Eliminato! Sul nuovo mezzo della ditta che come tutte le ditte ti offre un passaggio a casa dietro pagamento di un biglietto più o meno congruo (beh, nel periodo in cui ci fu l’aumento del prezzo del pane, gli autisti giustificarono l’aumento della tariffa così :”Ormai è tutto più caro, anche il pane… e anche noi abbiamo delle spese e quindi…” e allora un viaggiatore rispose :”Ma perché? Forse questi autobus vanno a farina?”), insomma… sul nuovo modello di bus il sostegno tra i due sedili non c’è più! Che bello! Così non avrò più occasione di guardare in cagnesco il viaggiatore seduto a fianco a me! E mi rannicchierò sul finestrino lo stesso, ma senza desiderare ardentemente e per tutto il viaggio di ottenere la fruizione dell’appoggio conteso!

Almeno finché non troverò un altro oggetto da contendere! Sono un’indomita bisbetica!

L’uomo perfetto

Che la mia sia una fissazione non lo so, anche perché la perfezione non è esattamente quello che cerco in un uomo (tanto è impossibile trovarla se non sai cos’è… Se non sai cosa cercare, cosa cerchi?). Però conversando con un’amica abbiamo provato a stabilire quali sono la caratteristiche di un uomo che dobbiamo osservare e valutare per capire se è quello giusto per noi.

Lasciando da parte i parametri antropometrici (altezza mezza bellezza -ma l’altra metà della bellezza è altrettanto importante -, girovita, maniglie dell’amore&Co., peli nel naso&Friends – anche se questo non è un parametro antropometrico in effetti -) visto che de gustibus disputandum non est (ma vale anche la frase di Totò: de gustibus non sputacchiandum), visto che ogni scarrafon è bell a mamma soia, visto che chi si somiglia si piglia, e visto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (sì, questo non c’entra niente, METTEVO SOLO ALLA PROVA LA VOSTRA ATTENZIONE NELLA LETTURA!!! ih ih),

abbiamo deciso di occuparci e preoccuparci esclusivamente delle caratteristiche intellettive e spirituali (chi mi conosce capirà perché vivo ancora in singletudine… certo, dove trovo uno con una qualsivoglia caratteristica intellettiva che sia valutabile senza riccorrere a biopsia del cervello ed esame al microscopio? … ma d’altronde ho molta pazienza, qualcuno lo troverò).

ANALISI:

  • tipi un po’ ombrosi, persi nei loro pensieri, nei loro misteri. Non vanno bene, troppo distratti. Troppo intenti a ritrovar se stessi e a smarrirsi. Finisce che ti perdi pure tu. Dietro a un altro.
  • tipi dolci, premurosi, pieni di attenzioni, coccole e balocchi. Non vanno bene, troppo presenti, a tratti soffocanti. Servili. Ottimi per chi non ama i rapporti alla pari. Ma alla fine anche i caratteri dominanti con loro finiscono per annoiarsi perché dicono di sì a tutto. L’amore non è bello se non è litigarello! Il carattere ci vuole!
  • tipi mistici. Non vanno bene, non capisci mai se si prendono sul serio o se ti prendono per i fondelli con questa storia del misticismo … mah.
  • tipi iperattivi- in mille faccende affaccendati. Ok, ma devi avere pari energie.
  • tipi da salotto. Devi saper parlare di tutto, interessarti di tutto, conversare di tutto e partecipare ai loro gossip.
  • tipi da bar. No comment.
  • tipi intellettualoidi. Guai se non la pensi come loro (questi sono i peggiori perché si prendono sul serio veramente, non ti lasciano alcun dubbio… e cosa peggiore, non capiscono le battute… che relazione ci può essere senza un briciolo di saporita ironia?)!

Ci saranno sicuramente altre categorie, ma poiché le categorie lasciano il tempo che trovano, nemmeno ci siamo sforzate (my friend & me) di pensarle tutte.

La verità della perfezione sta in una cosa molto semplice. Cioè nell’unione. Nella sintonia. “Star bene insieme”. Ma prima di arrivare a stare insieme, come può una donna capire se quella è la persona giusta per lei (io me lo domando perché spesso ho scelto male, quindi ho dovuto elaborare una strategia)?

La conclusione del nostro lungo discutere e pensare è questa:

Sia esso un cavaliere o uno del contado,

che sia un superiore od uno di par grado,

l’uomo che è perfetto

è colui che prima o poi

stando al nostro cospetto

tira fuori il meglio di noi.

Voilà, pure la filastrocca da quattro soldi, per la serie: Stasera scopriamo l’acqua calda!!! …Ora chiedo ad Alberto Angela se me la manda in onda.

No, eh?

Va bene, la smetto.

Il balcone di fronte

“A me questo fa paura!” esclama la mia coinquilina.

Uomo sulla cinquantina, capello e barba grigi. Pigiamino bianco. Vive solo. Passa tutta la sua giornata in cucina e sgrassa sempre qualcosa, lava, pulisce, scrosta l’intonaco, sistema il balcone. E poi ricomincia da capo. Sgrassa, lava, pulisce, scrosta l’intonaco, sistema il balcone.

Sono due anni che lo osserviamo, non con l’intenzione di spiarlo, certo, ma i nostri balconi si affrontano e distano non più di 4-5 metri. E da due anni, 365 giorni all’anno, questo signore sgrassa, lava, pulisce, scrosta, sistema.

Sgrassa, lava, pulisce, scrosta, sistema. A ripetizione. Come un disco rotto. Come un giradischi con la puntina inceppata, incastrata nel disco rotto.

“A me questo fa paura!” esclama la mia coinquilina. “Mah… certo… però… io quasi quasi gli chiederei di farsi venire l’ossessione-compulsione a casa nostra!” e questo l’ho detto in preda allo sconforto per il disastro di una cucina abbandonata a se stessa in questo periodo di esami a go-go.

Lo chiamo?

No, va’… mò mi metto i guanti e pulisco. Tanto è escluso che io lo faccia a ripetizione.

l’uomo perfetto è il mio vicino (volevamo organizzare visite guidate, ma…)

Il mio vicino di casa è l’uomo perfetto. Voto unanime: io e la mia coinquilina concordiamo! 🙂

Gentile, educato, sorridente, sempre disponibile!

La rampa delle scale è così stretta nel nostro palazzo che per passarci servirebbe un semaforo che regoli il diritto di precedenza tra chi scende e chi sale, ma quando incontri LUI, LUI cede sempre il passo. “Prego!” e ti sorride e tu sei già sciolta e scivolata lentamente fino al pian terreno.

Le buste della spesa ti hanno stirato i tendini? La confezione da sei bottiglie (ciascuna da due litri) ha messo alla prova la produzione di acido lattico dei tuoi bicipiti? Stai rischiando di morire sotto una pesante valigia o di ruzzolare giù per le scale, di inciampare nel tappetino all’ingresso? Arriva LUI, meglio di superman!

Con quel sorriso aperto, la battuta pronta, lo sguardo diretto… LUI ti aiuta, ti apre il portone… un uomo di altri tempi in questi tempi bui di becera cafonaggine.

Alle 8.30 del mattino è puntualmente pronto per andare al lavoro, esce di casa, lo incontri sul pianerottolo, ti dice buongiorno e la giornata comincia già nel miglior modo possibile… Mentre la caffettiera sbuffa per i nostri ritardi e ci richiama al caffé e alla colazione, la mia conquilina si apposta dietro la porta d’ingresso per non perdersi il suo passaggio. La prossima occasione di rivederlo sarà in serata: alle 19.30 (oh, spacchiamo il minuto!) andiamo a buttare la spazzatura pur di incontrarlo sotto casa, quando rientra col suo scooter…

Ah, sì, una favoletta adolescenziale… ebbene sì.

Ma… ma… niente lieto fine (e ti pareva)… la favola si è interrotta il giorno che ci siamo imbattute nella sua girl-friend. Una scheletrerrima biondina slavata, capelli ricci, corti che sembrano attaccati in testa con la colla vinilica… l’aria sciatta, l’aspetto trascurato… e poi che ANTIPATICA! Un’autentica arpia! Le manca la pustola sul naso e sarebbe una strega perfetta! La scopa ce l’ha già e sono i suoi bruttissimi capelli! Scusate queste dure parole, ma sono frutto della delusione cocente!

Ma dico, non esiste una giustizia? L’uomo perfetto merita una donna che sia come lui, dolce, sorridente, carina… con la mia coinquilina volevamo organizzare visite guidate per mostrare a tutte le donne l’uomo perfetto. Eravamo pronte a staccare i primi biglietti per l’ingresso nel palazzo e con un piccolo supplemento offrivamo di creare una situazione tipo quella descritta sopra (buste della spesa, valigia… avremmo fornito noi tutto il materiale, volendo anche la spazzatura alle 19.30) per poter godere dell’aiuto del gentile e generoso cavaliere. Avevamo preparato anche le nostre candidature, ovviamente (prima di “offrirlo” al pubblico femminile volevamo fare una sperimentazione diretta e più accurata per dare delle garanzie…ehm), ma la visione di quella sottospecie di mummia della sua compagna, quell’antenata di Lucy-australopiteca della prima ora, ci ha messo una tristezza nel cuore che ancora non ci siamo riprese!!!

Ed ora manca quella spinta emotiva per farsi tre piani a piedi e andare a buttare la spazzatura, che quindi resta in balcone. Dove abbiamo fatto Napoli 2. E con questo caldo, se aspettiamo ancora un po’, non avremo neanche bisogno dell’inceneritore… QUANTO MALE FA LA DISILLUSIONE!

mucho calor

Alle 6 di questa mattina la decisione: devo porre fine alle mie sofferenze. Mi alzo dal mio sudario, mi preparo, mi metto in balcone in attesa dell’apertura dei negozi. Passano tre lunghe ore (durante le quali ho recuparato i sali minerali e l’acqua persi nelle ore notturne e ho cercato di studiare un po’), poi vado!

“Voglio quello!” dico sicura al commesso che in quattro e quattr’otto prende lo scatolone contenente il mio VENTILATORE (il condizionatore costa troppo e poi… l’installazione… troppo complicato, urge soluzione rapida). Di corsa a casa, salgo i tre piani di scale tutti d’un fiato, mi precipito in camera, tolgo gli imballaggi, prendo il manuale di istruzioni che inizia i suoi suggerimenti così: “Avvitare i piedi della base…”

AVVITARE? cosacosa? IO NON POSSEDERE CACCIAVITE!!!!!

mumble mumble … Cosa fare:

1) disperarsi (l’ho fatto, certo, ma il libretto per il montaggio non si è commosso e non ha cambiato le istruzioni… quindi, questa al punto 1 non è una soluzione)

2) ri-indossare abiti civili (cioé che rispettino la pubblica moralità…ooo, fa caldo, quindi a casa, insomma, ci si arrangia con vestiti “minimal-not chic”) e andare dal ferramenta (questo significa fare un tratto di strada molto ben esposto al sole, con rischio di arrivare COTTA a destinazione)

3) cercare oggetti di forma tale, con punta affilata, non tagliente e leggermente smussa, che somigli il più possibile a un cacciavite e si adatti alla forma della vite.

Ho optato per l’opzione numero 3 ed ora ho il mio bel ventilatore che mi ventila in fronte, bianco, alto e tronfio nella sua comoda postazione!

Certo, ho sudato sette camicie per 4 viti da girare (7 a 4 non è una giusta proporzione in effetti) impiegando ben venti minuti … ma d’altronde non posso pretendere l’efficienza e la rapidità del cacciavite dal manico di un cucchiaino da caffé!

Ma, come si dice, CONTA IL RISULTATO!!!


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