Archivio per dicembre 2007

ipocondria

“Ho comprato il primo volume dell’enciclopedia medica! Ho tutte le malattie con la A!”

Una domanda rivolta a tutti gli ipocondriaci:

Miei cari,

ma quanta fortuna e quante energie avete se riuscite ancora a camminare, lavorare, rompere le scatole e telefonare a tutte le ore del giorno e della notte nonostante pensiate di avere tutte le malattie con la A?

questo post è affettuosamente dedicato ad un amico che mi ha chiamato nel cuore della notte (ma io dormivo beatamente…) e che stamattina mi ha inviato questo sms: “Scusa, stanotte ti ho cercato … è che sentivo il cuore che mi batteva, mi sono impressionato e non riuscivo a prendere sonno!” …mah, io mi sarei preoccupata di più se non l’avessi sentito, dico, il battito! Ma se non avessi avuto più battito non credo che avrei trovato la forza di agitarmi inutilmente e consumare le ultime energie per telefonare a un’amica in fase R.E.M. …Amico mio, non ti arrabbiare, non dirmi che sono insensibile, ma di notte, ahimé, dormo.

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L’idraulico e la principessa – parte quinta

“Signor Maurizio, ma ora quando può tornare? L’acqua è fredda! Mamma mia, non sappiamo come fare, siamo disperate, fa freddo … come facciamo?”

Per una volta ho lasciato alla mia coinquilina la possibilità di frignare con l’idraulico e piangere e farla ancora più tragica di quanto fosse 😉 …

“E che te devo di’ … vengo domani …”.

“Sì, va bene … e citofoni all’interno 12”

“Ah ah ah, sì vabbò, meno male che me l’hai detto, me stavo a scorda’ di nuovo dove citofonare!”

Arriva Maurizio, si arrampica sulla scala, mette mano al termostato. “Mo’ deve anna’ bene per forza!” … e con tutta la sua forza inciampa in una bacinella piena d’acqua rovesciandone a terra il contenuto perché, in effetti, sentivamo da tempo la mancanza della piscina nel bagno e avevamo proprio intenzione di fare un po’ di wind-surf per tenerci in allenamento.

“Maro’, ma vaffan… , me dispiace”

eh … pure a me … “Non si preoccupi, ora asciughiamo. Piuttosto, la proprietaria di casa chiedeva se fosse possibile eliminare lo scaldabagno e installare una caldaia a gas …”

“Una caldaia a gas? e do’ ta a metto? t’a lascio mmano?”

… sì, in mano, certo … il metano ti dà una mano … ma chi ce l’ha mannato ‘st’idraulico? Sono esasperata, gna faccio più.

😥

AIUTATEMI

La lentezza

Camminano con passo incerto, con la mano che arpiona il legno nodoso di un bastone, così fieri del proprio pudore, così nobili nella loro lentezza. Avanzano piano, leggeri, nonostante il peso degli anni abbia curvato le loro schiene, nonostante gli acciacchi li abbiano resi così delicatamente fragili. Nonostante resti loro una speranza di vita che non profuma più di primavera, ma nevica lieve dal cielo del loro inverno.

“Rossi. Ambulatorio 7”, chiama l’altoparlante della sala d’attesa. “Rossi. Ambulatorio 7”. Il Signor Rossi sente appena, si alza lentamente perché non ha la fretta di farsi “torturare” in fretta da medici che vanno sempre di fretta perché la lista dei pazienti da visitare è lunga … perché la direzione sanitaria impone di non sprecare tempo (e il tempo è denaro … e la sanità ha i suoi costi … ecc. ecc. “e venne il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò”) …

Il signor Rossi ha 90 anni ed è ancora autonomo. Basta il suo bastone a reggere i suoi 90 anni, basta dargli il tempo di percorrere il corridoio e raggiungere l’ambulatorio. Ma la voce dell’altoparlante continua a chiamare il suo nome quasi nervosamente e non è passato neanche 1/2 minuto dalla prima chiamata! Che diamine, un po’ di calma, il teletrasporto non esiste, non si può pretendere che, a 2 secondi dalla chiamata, uno sia già pronto sulla soglia dell’ambulatorio per stabilire il nuovo record dei cento metri piani. “Rossi. Ambulatorio 7” … Il signor Rossi sta arrivando, piano piano, incoraggiato dal gentile tifo delle infermiere impiegate all’ufficio accettazione :”Signor Rossi, è lei? Forza che la stanno a chiama’ da mezz’ora! Ma che? Nun ce sente? Ma ha capito dove deve andare? Eh, ma su, signor Rossi, se dia na mossa!”. E il signor Rossi ha l’educazione, il riserbo, il contegno di una volta e non risponde. Sì, mi piace pensarla così! Non è che non risponde perché è sordo e non ha sentito! Perché, in fondo, la sordità (ipoacusia) lo protegge dalla stupidità e dall’ignoranza di un mondo che non accetta la sua lentezza. O forse lui è più intelligente e non risponde perché ha rispetto per la cecità (ipovisione) di chi lo sprona ad incedere velocemente e non vede il suo bastone e la sua età.

I signor Rossi camminano senza la sicurezza e il vigore dei loro anni migliori. Un po’ stanchi, un po’ rassegnati, un po’ consumati. La loro lentezza contrasta con i ritmi folli di oggi. La loro lentezza non è adeguata ai ritmi di oggi. Eppure quella lentezza sa sospendere per un po’ la corsa dei minuti. Ai medici, che van così di fretta, permette di riprendere fiato e di rifare ordine nella testa. E le infermiere, piuttosto che sprecar voce (perché è sprecata sì in questi casi), potrebbero concedersi un break, magari bere un caffé (o una camomilla) con mooooolto zucchero.

IO ADORO LA LENTEZZA!

L’idraulico e la principessa – parte quarta

“Pronto!”

“Pronto! Parlo con il signor Maurizio?”

“Che scherzi? Dimme!”

(… e chi scherzava … ci volevo… ci dovevo parlare davvero!)

“Buongiorno. Sono l’inquilina dell’appartamento di Donatella … sulla Torrevecchia … si ricorda?”

“Che scherzi? Dimme!”

“Ecco … lo scaldabagno … non funziona! L’acqua calda basta appena per lavarsi le mani!”

“Ah! Eh… ma… eh… ma… eeeehhhh…. domani alle 2 sei a casa? ché domani sto in zona, vengo su a da’ n’occhiata”

“Sì, per quell’ora sarò a casa”

“Vabbò, allora vengo domani”

“Sì, grazie, a domani”.

L’indomani arriva e il sole del primo pomeriggio accompagna il mio principesco idraulico fino al portone di casa. Già … Purtroppo solo fino al portone. Sì, io l’ho aspettato, in casa, fremendo seduta sulla scomoda sedia della cucina (tanto per fremere meglio…) ma lui … no … lui ha sbagliato citofono, ha pigiato il pulsante che disturbava il vicino e non è più giunto al mio domicilio. L’ho atteso invano, per ore, ore ed ore, con i capelli che chiedevano la resa al gelo e all’acqua fredda, anelavano a uno shampoo fatto come si deve, con tanto di balsamo e maschera finale e non la toccata e fuga a causa del freddo che scuoteva le meningi.

Alle 18 squilla il mio cellulare. “Pronto!”

“Senti, so’ Maurizio! L’idraulico! Io sono venuto alle 2 ma non c’era nessuno a casa!”

“Impossibile, sono rientrata prima dall’università per aspettarla!” (qualcuno a questo punto canterebbe: forse non lo sai, ma pure questo è amore!)

“Ah! …eee… mò me dispiace, perché, se te devo di’ la verità quando ho citofonato nu m’hai risposto te! (ma va!) Ho sentito la voce de n’omo e me so’ messo paura (sue testuali parole). M’ha chiesto: chi è?, ho detto: so’ Maurizio, l’idraulico e quello tutto ncazzato m’ha detto: Nun t’ho chiamato io! Poi ho sentito il cane che abbaiava e me so’ messo da parte, me so’ fatto piccolo, nun me ricordavo dove citofonare e dopo un po’ me ne so’ annato”.

Cosa dire a un tale cuor di leone? Cosa rispondere a un uomo impavido di tale portata? Niente. Non ho risposto niente, mi ha fatto tenerezza. Povero principe, messo in fuga dal mio vicino. E pensare che una volta, per intimorire i cavalieri, intorno alle torri in cui rinchiudevano le dolci principessine c’erano i fossati, dentro i fossati c’era l’acqua e dentro l’acqua c’erano le fauci spalancate dei coccodrilli! Ora basta un vicino – possibilmente purosangue romano – incazzato.


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